Iran: la ripresa diplomazia è possibile solo lasciando a casa i falchi. Tocca a Vance
Autorità libanesi espellono l'ambasciatore iraniano
Via i falchi per provare a riannodare i fili del dialogo con l’Iran, dopo averli tranciati a colpi di bombe e missili. Toccherebbe al vice presidente americano JD Vance guidare i negoziati con Teheran, qualora i colloqui per mettere fine alla guerra dovessero andare avanti con la mediazione di Pakistan, Egitto ed Arabia Saudita. A riferirlo sono fonti di Islamabad citate dal “Guardian”. Vance sarebbe il capo delegazione.
Il ruolo di Vance
La scelta non è casuale. Il numero due Usa è stato il più scettico tra i trumpiani sull’avvio del conflitto che ha messo in subbuglio il Golfo Persico e spaccato la base “Maga”. Gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, etichettati come “asset israeliani” dall’ala dura dei repubblicani, sarebbero costretti a fare un passo indietro. L’operazione “Epic Fury”, denominata anche “Blind Fury” alla luce delle sue disastrose conseguenze politiche ed economiche, avrà un prezzo molto salato in termini elettorali per Donald Trump alle elezioni di midterm. Nel GOP è sempre più forte la voce di chi consiglia al presidente di smarcarsi da Israele per ritornare all’agenda iniziale, premiata dagli americani.
Israele non gradisce la ripresa delle comunicazioni tra Iran e Usa
Il possibile controllo congiunto tra Washington e Teheran dello Stretto di Hormuz, evocato da Trump, è fonte di malumori nello Stato ebraico. Haaretz ha scritto che un’ipotesi di questo tipo metterebbe i due Paesi su un piano teoricamente paritario. E questo segnerebbe “una chiara vittoria iraniana”.
Il monito di Erdogan
“Non si deve permettere che la posizione intransigente, massimalista e radicale di Israele saboti il percorso verso una soluzione diplomatica” alla guerra in Medio Oriente. A lanciare l’avvertimento è stato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, al termine di una riunione del governo.
“Gli ultimi 25 giorni hanno dimostrato che il mondo sta pagando il prezzo della guerra di Netanyahu, che sta colpendo 8 miliardi di persone”, ha proseguito Erdogan, riferendosi alle ripercussioni economiche del conflitto innescato dall’aggressione israelo-americana alla Repubblica islamica dell’Iran.
“La Turchia è stata tra i primi Paesi ad aver compreso correttamente il processo che ha fatto precipitare la regione in un bagno di sangue e violenza”, ha osservato ancora il presidente turco, evidenziando la determinazione a “tenere il nostro Paese fuori da questa cintura di fuoco. Rifiutiamo una guerra di logoramento regionale”.
Un duro al posto di Ali Lairjani
La struttura di potere iraniana sta dimostrando una notevole resilienza. Nominato il successore di Ali Lairjani, ucciso una settimana fa in un raid israeliano. Il nuovo segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale è Mohammad Bagher Zolghadr, finora segretario del Consiglio per il Discernimento, la cui “promozione” è stata approvata con decreto del presidente Masoud Pezeshkian e con l’avallo della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.
Esponente della linea dura e veterano dei Pasdaran, nei quali ha ricoperto ruoli di vertice, Zolghadr ha una lunga esperienza nelle istituzioni militari, di sicurezza e giudiziarie del Paese. Ha preso parte alla guerra con l’Iraq negli anni Ottanta, prima di intraprendere la carriera politica, diventando nel 2005 vice ministro dell’Interno sotto la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad. Con Rafsanjani ha guidato per otto anni lo Stato maggiore congiunto dei Guardiani della Rivoluzione e per altri otto è stato vice comandante in capo.
Il Consiglio per il Discernimento è l’organo che risolve le dispute tra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani. La sua investitura nel 2021 era stata sostenuta dall’allora Guida Suprema, Ali Khamenei.
Hezbollah contro la decisione della diplomazia libanese
Hezbollah ha condannato la decisione delle autorità libanesi di espellere l’ambasciatore iraniano, e ha chiesto loro di ritirarla “immediatamente”. Il Partito di Dio ha invitato il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro a chiedere al Ministro degli Affari Esteri di revocare questo atto dalle “conseguenze pericolose”. Beirut, che ha accusato le Guardie Rivoluzionarie iraniane di dirigere le operazioni del gruppo sciita libanese contro Israele, ha dichiarato l’ambasciatore persona non grata e gli ha concesso fino a domenica per lasciare il Paese. Almeno 1.072 persone sono state uccise dall’inizio dell’offensiva israeliana in Libano.
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