CPAC 2026: l’incoronazione di Vance come futuro leader cancella l’assenza del Presidente Trump
L’America è più sicura quando i suoi nemici temono il Presidente
I conservatori si sono riuniti in uno dei loro raduni annuali più grandi in un momento in cui Trump sembra essere in difficoltà e alle prese con una spaccatura all’interno del partito repubblicano a causa della guerra in Iran.
Si tratta della CPAC 2026 (Conservative Political Action Conference), iniziata mercoledì 25 marzo a Grapevine, una cittadina fuori Dallas, in Texas.
La riunione è fondamentale per capire la direzione del Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato (midterms) del prossimo novembre.
Un nuovo sondaggio AP-NORC mostra che circa il 59% degli americani ritiene che l’azione militare in Iran si poteva evitare.
Oltre a ciò per la prima volta in quasi dieci anni, Donald Trump non ha partecipato di persona, mentre il movimento MAGA ha continuato a dominare la scena, con i suoi slogan e con le sue contraddizioni interne.
Le divisioni nel movimento MAGA al CPAC 2026
Molti attivisti infatti sono divisi tra la fedeltà al Presidente e il principio “America First” che predica di evitare conflitti stranieri non solo per i costi ma anche perché nessun americano deve morire per i problemi altrui.
Steve Bannon ha dichiarato apertamente che esiste il rischio di invio di truppe militari americane di terra in Medio Oriente.
“Molto presto, i vostri figli, le vostre figlie e i vostri nipoti si troveranno sull’Isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano, o a presidiare una testa di ponte nello Stretto di Hormuz”.
Ma al contempo ha ribadito che, sebbene il movimento sia scettico nei confronti delle “guerre infinite”, deve sostenere le decisioni del Presidente: “Dobbiamo coprire le spalle al Presidente Trump mentre prende questa decisione fatale”.
Il senatore texano Ted Cruz ha promesso che i Repubblicani approveranno il Save America Act, una legge che richiederebbe la prova della cittadinanza per registrarsi al voto federale. Ha anche appoggiato la politica estera del Presidente affermando che “l’America è più sicura quando i suoi nemici temono il Presidente”.
Contrasti interni e sicurezza: il dibattito
Voce contraria all’entusiasmo prevalente, che ha sollevato dibattiti e discussioni, quella dell’ex deputato della Florida Matt Gaetz.
Il politico, infatti, pur confermando la sua lealtà a Donald Trump, ha espresso una forte contrarietà all’escalation militare in Medio Oriente. Ha fatto capire che gli Stati Uniti sono stati troppo influenzati dalle vedute di Israele. La guerra in Iran potrebbe rendere l’America più povera e meno sicura, creando più terroristi di quelli uccisi.
Anche lui ha ribadito il sostegno al SAVE Act, chiedendo l’obbligo di prova della cittadinanza e l’esibizione del documento d’identità per votare.
Tom Homan, detto lo zar dei confini, ha rilanciato la necessità del contrasto all’immigrazione clandestina e dell’utilizzo della polizia dell’ICE, anche negli aeroporti.
Ha smentito infatti le voci secondo cui Trump starebbe rallentando le espulsioni di massa in vista delle elezioni di metà mandato, affermando che il Dipartimento della Sicurezza Interna ha appena assunto 10.000 nuovi agenti.
L’ascesa politica e il ruolo di JD Vance al CPAC 2026
Homan ha dichiarato: “Non mi interessa se la gente mi odia”, sottolineando che la missione di riportare la legge e l’ordine è la priorità assoluta.
Anche Michael Whatley ha confermato la sua lealtà all’agenda “America First” di Donald Trump, definendo la sua candidatura al Senato per il North Carolina un mezzo per garantire un alleato sicuro alla Casa Bianca.
Il deputato texano Steve Toth ha sostenuto che nonostante nel movimento MAGA ci sia divisione sul tema della guerra in Iran, non è mai venuto meno il sostegno al Tycoon.
Ha ammesso però che il Partito Repubblicano non sta spiegando bene le “piene ramificazioni” del conflitto, suggerendo la necessità di un messaggio più chiaro per gli elettori circa la necessità di questo attacco militare.
Sondaggi e futuro
Ken Paxton, procuratore generale del Texas, ha utilizzato il palco per lanciare l’affondo definitivo contro il senatore repubblicano uscente John Cornyn, in vista del ballottaggio del 26 maggio per il Senato. Ha accusato Cornyn di essere un “repubblicano solo di nome” che rappresenta gli interessi di Washington e non del Texas.
Josh Hammer, commentatore filo-israeliano, ha preso di mira direttamente i conservatori contrari alla guerra, criticando Megyn Kelly nota podcaster, Gaetz e Tucker Carlson, che ha attaccato l’alleanza degli Stati Uniti con Israele e il cui nome ha provocato qualche fischio durante la conferenza.
Nota importante, oltre all’assenza del Presidente americano, la vittoria del Vicepresidente JD Vance allo straw poll (sondaggio informale) durante la convention CPAC 2026: egli risulta infatti il candidato preferito dalla base conservatrice per le elezioni presidenziali del 2028.
Notevole anche il risultato di Rubio. Nonostante il successo di Vance, la notizia che sta dominando i media americani è l’impressionante ascesa del Segretario di Stato passato dal 3% di gradimento dello scorso anno al 35% attuale.
Nel sondaggio invece per il Senato del Texas, Ken Paxton ha realizzato una vittoria schiacciante con il 67% dei voti, ottenendo di fatto l’endorsement ufficiale della CPAC.
Dalla Convention il messaggio è chiaro: anche senza Trump il movimento è forte e la spaccatura all’interno del movimento MAGA non è in grado di creare difficoltà rilevanti perché prevale sempre e comunque la fedeltà al Tycoon.
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