“Una lady di ferro per il Perù”, l’analisi di Bevilacqua
Polarizzazioni e incertezza tengono a freno un Paese dalle inesplorate potenzialità economiche
L’analisi di Bevilacqua: “Se nemmeno in un Stato a vocazione mineraria non è tutto oro quel che luccica, non si può sostenere che si sia votato alla ricerca di quella stabilità politica tanto agognata di cui avrebbe diritto un importante Paese come il Perù che non deve continuare a galleggiare ma dovrebbe iniziare a crescere così come gli consentirebbero di fare i suoi stessi fondamentali economici”. Parole e musica di Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto economico internazionale, che ha seguito, proprio dal Paese andino, le elezioni politiche tenutesi lo scorso 7 giugno. Elezioni che hanno visto confrontarsi Keiko Fujimori per lo schieramento di destra e Roberto Sanchez, erede politico dell’ex presidente, oggi detenuto, Pedro Castillo, per la sinistra.
Il Perù nell’analisi di Bevilacqua
Secondo l’analisi del giurista Bevilacqua, “nello scacchiere regionale il Perù ha avuto la grande fortuna di aver preservato, augurandoci che continui a farlo, un’autorevole ed indipendente classe di tecnocrati bancari”. Si tratta, spiega l’esperto, di “una sorta di Deep State della finanza pubblica che gli ha consentito una navigazione economica, globalmente più composta”. Rispetto ai “suoi vicini regionali sudamericani”. E ciò “anche attraverso le turbolenze – molte delle quali derivanti da instabilità politiche divenute sistemiche e centrifughe di investimenti che non siano cinesi”. Un vero e proprio paradosso, quello del Perù, secondo Bevilacqua. “Si sintetizza anche nel fatto che non basta aver mantenuto, fino ad ieri, a bada l’inflazione, preservato i conti pubblici e le riserve da azioni politiche sconsiderate”. Purtuttavia, “vi è urgente necessità di crescita attraverso un’attrazione di investimenti esteri di diversificata provenienza anche europea che emancipino il Paese da un’eccessiva dipendenza commerciale cinese”. “E dal rischio di un neocolonialismo che possa portare, in qualche modo, anche a forme di cessione della propria sovranità”.

Ci vuole una Lady di ferro
Bevilacqua poi continua affermando che “se l’autonomia bancaria centrale” del Perù “va assolutamente preservata a garanzia della credibilità delle Istituzioni in quanto tali”. E quindi un governo a guida Fujimori, coadiuvato da professionalità tecniche riconosciute ad alto standing, potrebbe far ritrovare quella fiducia internazionale”. Fiducia “la cui perdita ha portato importanti player, anche energetici, a vendere propri asset nel Paese”. La rotta va tracciata in maniera netta “attraverso non solo una quasi certezza di continuità politica quinquennale”. Ma anche attraverso una maggiore sicurezza delle attività estere operanti sul territorio”. Con un sistema di trasparenza della Pa che combatta il fenomeno corruttivo con una implementazione delle attività produttive ed estrattive minerarie, oggi in parte fuori controllo”.
Insomma, per il giurista. “Questo grande Paese dalle potenzialità economiche quasi del tutto inespresse avrebbe avuto bisogno della Señora K, la Lady di ferro del LatinoAmerica”.
Diversificare gli investimenti esteri
Lo scenario è chiaro. Prosegue, infatti, l’economista: “Il piano economico, al di là di chi dovrà metterlo in campo nella più emblematica delle polarizzazioni viste fino ad oggi, dovrebbe prevedere, da una parte, un freno all’inarrestabile crescente posizionamento della Cina, dall’altra la creazione di un più equilibrato sistema economico diversificato su tre pilastri”. Quali? Eccoli: “Oltre agli Stati Uniti, cresca la presenza dell’Europa, non solo nell’efficientamento estrattivo, che oggi perde miliardi di dollari, ma anche in asset strategici”. Gli stessi in cui oggi “gli investitori pretendono garanzie di politiche di medio lungo periodo”. E che afferiscono a “comparto energetico, delle telecomunicazioni e dell’infrastruttura di porti, aeroporti, autostrade, tunnel e reti ferroviarie”. Settori “dove l’Italia può portare players d’eccellenza su intere verticali dai general contractor a Pmi ad alto valore tecnologico”.

L’Italia non potrebbe non rispondere alla chiamata di Lima
L’analisi di Bevilacqua è sul Perù serrata. “Il pensiero che si possano avere innumerevoli cambi di governo in una sola legislatura come nella precedente di sinistra è respingente per l’investitore estero e già aumenta i costi dei rischi operativi”. E “l’auspicio è quello di una costituzione, quanto prima, di un dialogo che veda tavoli di confronto condiviso tra le funzioni apicali peruviane, competenti per materia, con tutti gli investitori, sia con quelli che sono già fuggiti sia con quelli che non sono mai atterrati. A patto che vogliano crescere nel Perù e col Perù preservando i loro investimenti ma al contempo contribuendo alla crescita sociale del Paese. E a questa chiamata il sistema l’Italia non potrebbe non rispondere”.
Torna alle notizie in home