La paziente attesa per l’incontro tra Marina e Tajani
Rinviato a dopo Pasqua l’incontro tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani che servirà a sciogliere diversi nodi, tra cui quello relativo alla sorte di Paolo Barelli
La pazienza è la virtù dei forti. E pazientemente restano in attesa quanti in Forza Italia hanno abbracciato la causa di un rinnovamento interno che apra la gestione del partito a volti nuovi. La consapevolezza che la pratica è gestita direttamente da Marina Berlusconi infonde fiducia e induce anche chi scalpita per accelerare i tempi a mantenere la calma. Ad attendere che dopo la rimozione di Maurizio Gasparri dalla guida del gruppo al Senato qualcosa si muova anche alla Camera, dove la conta è iniziata già la scorsa settimana. E nel frattempo è anche finita. Al di la di eventuali raccolte di firme per sostituire Paolo Barelli, a Montecitorio ormai gli azzurri parlano in termini di “noi” e “loro”. Una divisione netta nella quale i sostenitori di quella che può essere già considerata come la vecchia guardia ammontano solamente a una dozzina di deputati a fronte dei 54 in totale.
I tajaniani sotto tiro
Una fotografia questa settimana consegnata a più riprese direttamente nelle mani della primogenita del fondatore di Forza Italia. In ultimo mercoledì da Giogio Mulè, molto apprezzato dagli eredi del Cavaliere e in pole per prendere il posto di Barelli. Chi, invece, non è riuscito ad avere un faccia a faccia con Marina Berlusconi è Antonio Tajani. L’appuntamento è stato rinviato a dopo Pasqua quando inevitabilmente tutti i nodi verranno al pettine. La partita delle nomine, l’idea di forzare la mano sui congressi per favorire lo status quo, l’appiattimento considerato eccessivo sulla linea del partito di Giorgia Meloni a scapito dei temi tradizionalmente cari a Forza Italia. Insomma, sotto accusa non ci sono solamente singoli nomi. Ma la gestione del partito nel suo complesso e l’accentramento in poche mani di tutte le pratiche. Anche quelle più delicate, tradizionalmente affidate a profili esperti adesso estromessi.
Le sorti di FI dipenderanno dall’incontro tra Marina e Tajani
Sulla graticola non ci sarebbe quindi Antonio Tajani, al quale viene puntualmente riconfermata stima e gratitudine per aver preso le redini del partito dopo la scomparsa del suo fondatore. Piuttosto il sistema che ruota attorno alla figura del segretario. E che si vuole scardinare. Tajani però non ci sta a farsi fare terra bruciata attorno e tenta di resistere all’accerchiamento. Sa che qualcosa dovrà certamente cedere e, secondo quanto riportano fonti parlamentari azzurre, nel tentativo di blindare Barelli sarebbe disposto a cedere sui congressi. Ma anche sull’organizzazione e su alcune figure strategiche del partito. Una mossa che da parte della paziente minoranza viene vista come tardiva. Fosse solo che una volta azionati determinati ingranaggi risulta poi difficile fermare la macchina.
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