Ultimatum di Trump all’Iran: “Aprite Hormuz o sarà l’inferno”. Teheran: “Prima risarcite i danni di guerra”
Le tensioni tra Donald Trump e Iran raggiungono un nuovo picco, con un ultimatum che rischia di aggravare ulteriormente la crisi. Tutto ruota attorno allo Stretto di Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico globale. Il presidente statunitense ha dichiarato sul social Truth che, in assenza di un’apertura dello Stretto da parte di Teheran, martedì verranno colpite centrali elettriche e ponti iraniani. “Tutto in uno”, ha aggiunto. Un messaggio dai toni estremamente duri. “Non c’è mai stato niente di simile”, ha scritto Trump, accompagnando la minaccia con espressioni offensive e un ultimatum già anticipato nelle ore precedenti. “Aprite quel fottuto Stretto, pazzi bastardi, o finirete all’inferno”, ha insistito l’inquilino della Casa Bianca.
La risposta dell’Iran all’ultimatum di Trump
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Seyyed Mehdi Tabatabaei, responsabile della comunicazione dell’ufficio presidenziale, ha respinto le richieste americane, affermando che l’Iran riaprirà lo Stretto solo dopo aver ricevuto un risarcimento per i danni subiti durante il conflitto. Inoltre per Hormuz Teheran propone un “nuovo regime legale” basato sull’introduzione di pedaggi per il transito delle navi. Una misura che avrebbe conseguenze dirette sui costi energetici globali. Tabatabaei ha inoltre definito le dichiarazioni di Trump “oscenità e insensatezze”, attribuendole a “disperazione e rabbia”. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha invece replicato a Trump che le sue “mosse sconsiderate stanno trascinando gli Stati Uniti in un vero e proprio inferno per ogni singola famiglia”.
Il tutto mentre la crisi energetica sta già producendo effetti significativi. Al punto che secondo fonti citate da Bloomberg e Interfax, gli otto principali Paesi produttori riuniti nell’alleanza OPEC+ hanno concordato un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio. Anche se il blocco dello Stretto di Hormuz che impedisce le esportazioni rischia di vanificare l’iniziativa.
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