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Cronaca

Polo Conad nella bufera: frode da 166 milioni di euro

Il modello coop da vessillo della sinistra a strumento del caporalato digitale e dei raggiri fiscali

di Angelo Vitale -


Un Polo Conad nella bufera: fatture false, 29 indagati e una frode fiscale da oltre 166 milioni di euro imperniata sulla somministrazione illecita di manodopera.

Polo Conad nella bufera giudiziaria

Al centro di un’operazione delle Fiamme Gialle che hanno scandagliate carte e documenti di sei anni, dal 2019 al 2025, il Polo Conad di Carinaro, in quella provincia di Caserta devastata dalle crisi industriali. Dove, tuttora, la logistica viene venduta come la “nuova salvezza”.

Un Polo Conad gestito dalla PAC2000A, la più grande coop del sistema consortile del noto marchio della Gdo. Novantamila metri quadri, più della metà coperti, con oltre 80 baie di carico e stoccaggio merci.

Un Polo Conad dall’ultimo fatturato di quasi 8 miliardi, una rete di vendita che copre 5 regioni, quasi 20 centri logistici e circa 3 milioni e mezzo di clienti.

PAC2000A significa Perugia Acquisti Cooperativa, si è fusa proprio nel 2019 con ConadSicilia creando un colosso del Centro Sud: oltre 1.000 soci e 1.600 punti vendita.

Il sistema “llegale”

In questo sistema miliardario, i finanzieri hanno individuato due consorzi per la logistica e la movimentazione, privi però di struttura organizzativa e di personale.

Dietro i due consorzi, anzi al loro posto, operavano 18 coop “di servizio”. Diciotto “serbatoi” di manodopera: centinaia di lavoratori che lavoravano per i consorzi e venivano spostati dall’una all’altra coop come “numeri” e basta, in ogni turno di servizio controllati da un abile sistema informatico.

Coop senza autonomia, gestite da prestanome, manovrate da professionisti per tute le competenze fiscali e di lavoro. Iva non saldata allo Stato, che invece serviva per pagare gli stipendi. Dietro “il sistema” un’unica regia, garantita dagli stessi consulenti che reggevano “i fili” delle coop.

Una regia talmente accurata e attenta al “minimo danno” da saldare con circa 15 milioni di euro di imposte per 5 anni scoperti, limitando alla metà il sequestro preventivo disposti di 30 milioni. Con la frode, alle cronache il marchio Conad che porta nel suo Dna l’identità cooperativa.

Il declino del “modello cooperativo”

L’operazione della Gdf certifica, se ancora ce ne fosse bisogno, la mutazione antropologica del lavoro. In quest’indotto illecito scoperto nel Casertano, la forma “cooperativa” ha smesso di essere un vessillo di emancipazione per diventare un espediente tecnico della frode.

Decenni fa, la coop era l’approdo sicuro del sindacalismo e della sinistra, l’alternativa al profitto che pensava solo a predare. Oggi, capovolta nello strumento più efficace di un caporalato digitale e burocratico.

Le cooperative di servizio, nate ovunque in Italia solo per gestire facchini per muovere le merci, operano senza freni, agendo come “società serbatoio” che assorbono i costi sociali della Gdo per poi autodistruggersi al primo controllo.

Come aggirare le regole

In esse nessuna traccia di mutualità, nessuna partecipazione agli utili, nessuna democrazia interna. I lavoratori di Carinaro, ingranaggio di un’economia illegale che sfrutta la flessibilità del subappalto.

È la dissociazione totale tra la facciata etica del brand e la realtà brutale della filiera. A Carinaro, il modello coop come braccio operativo di un neoliberismo selvaggio che non ha bisogno di aggirare le regole perché le usa per nascondersi. Ogni volta, clone di se stesso.


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