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Cronaca

Format18: odio online e pedopornografia, denunciati 13 minori

In Rete una miscela criminale singolare ma non insolita: un precedente due anni fa sempre in Toscana

di Dave Hill Cirio -


La Polizia di Stato di Siena ha denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni 13 ragazzi, tutti residenti nel territorio senese: minori indagati a vario titolo per reati di eccezionale gravità, odio razziale e pedopornografia.

Estremismo e pedopornografia in Rete

L’operazione condotta dalla Digos, che ha visto l’esecuzione di perquisizioni domiciliari e sequestri di dispositivi informatici, contesta ai giovani la detenzione illegale di armi, la detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, la propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, nonché l’apologia dei movimenti fascista e nazista.

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Il cortocircuito digitale: odio ideologico e abusi sui minori

L’inchiesta toscana richiama l’attenzione su una miscela criminale apparentemente incongruente, ma – pare – sempre più frequente nelle indagini telematiche sui minori. Ed evidenzia il legame tra la radicalizzazione ideologica di stampo neonazista e lo scambio di materiale pedopornografico.

All’interno di canali di messaggistica istantanea (principalmente Telegram e WhatsApp), la fascinazione per i totalitarismi del passato, il suprematismo bianco e i simboli d’odio non si limita alla propaganda politica.

Nello stesso ecosistema digitale, gli adolescenti partecipano a una sorta di “gara dello shock”, in cui la condivisione di immagini di violenza estrema, mutilazioni, meme dissacranti sull’Olocausto e foto di abusi sessuali ai danni di bambini piccolissimi viene utilizzata come strumento di affermazione e provocazione nichilista all’interno del gruppo.

I precedenti in Italia: l’inchiesta “Delirio”

L’episodio di Siena non è isolato. Precedenti indagini della Polizia Postale e della Digos confermano la strutturazione di questo legame criminale tra i giovanissimi in Italia.

L’operazione “Delirio” del 2024, sempre in Toscana, aveva svelato una rete transnazionale di minori dediti alla condivisione di video di violenze su bambini, in cui i partecipanti esaltavano contemporaneamente figure storiche del terrore e figure come Hitler, Mussolini, Osama Bin Laden.

Le indagini del Cncpo (Centro Nazionale Contrasto Pedopornografia Online) avevano monitorato gruppi social in cui adolescenti tra i 13 e i 15 anni univano lo scherno per le vittime della Shoah allo scambio di file pedopornografici e zoofili, accumulando migliaia di messaggi analizzati dagli inquirenti.

I blitz dell’Antiterrorismo della Polizia di Prevenzione hanno colpito in diverse occasioni network di giovanissimi (anche sotto i 14 anni) che affiancavano al possesso di armi da taglio o repliche da soft-air la propaganda accelerazionista di destra e la visione di contenuti web illegali ad alto tasso di violenza.

Le sfide per gli investigatori e l’allarme educativo

Il fenomeno evidenzia una profonda vulnerabilità educativa legata all’accesso precoce alla Rete senza filtri protettivi. Per gli investigatori della Digos e della Polizia Postale, la difficoltà principale risiede nella natura criptata e volatile delle piattaforme utilizzate dai minori per sfuggire ai controlli delle famiglie. Le indagini di Siena confermano l’urgenza di monitorare i segnali di radicalizzazione precoce, che spesso si nascondono dietro l’apparente goliardia di meme e sticker digitali scambiati sugli smartphone.

Gli ultimora

In attesa di una conferenza stampa che tea poco fornirà altri dettagli, emergono i primi particolari dell’operazione Format 18, dal nome di un gruppo neonazista russo.

Il materiale sequestrato

Durante le perquisizioni nelle abitazioni dei giovani indagati per odio e pedopornografia online, le forze dell’ordine hanno rinvenuto e sequestrato cimeli storici, busti e ritratti di Adolf Hitler e Benito Mussolini. I simboli politici sequestrati: bandiere, spille e oggettistica con svastiche, croci celtiche e simboli delle SS.

Rinvenuti pure coltelli, tirapugni, mazze e altre armi bianche o softair modificate. I minorenni avevano in casa smartphone, tablet e computer utilizzati per la gestione della rete.

Su WhatsApp e Telegram scambi di contenuti d’odio, con post antisemiti, razzisti e omofobi. Sui canali social pure lo scambio di immagini e video di contenuto pedopornografico.


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