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Giustizia

I mullah in toga nera e il finto soccorso rosso: così l’Anm si fa partito unico

Il retroscena sul post-referendum: l’Anm cancella le correnti per farsi partito unico e usa la Cgil come scudo

di Anna Tortora -


La cronaca delle ultime 24 ore non fa che confermare un capolavoro di ipocrisia istituzionale e una melina politica senza precedenti: “Dopo la vittoria del No al referendum l’Anm ha riportato all’attenzione del Governo le priorità per il sistema giustizia da affrontare subito. Lo ha ricordato Rocco Maruotti nel suo intervento ad un evento della Cgil per discutere di proposte di rilancio per il Mezzogiorno”.

In pratica, prima la magistratura associata fa una campagna elettorale senza sosta per affossare il referendum di marzo, blindando lo status quo e impedendo ai cittadini di avere una giustizia moderna, fondata sulla separazione delle carriere e sulla trasparenza del CSM. Poi due mesi dopo aver vinto, il segretario dell’Anm Rocco Maruotti sale in cattedra, ospite della Cgil, per spiegare al Governo cosa deve fare “subito”. Il copione è sempre lo stesso: rifiutare qualsiasi riforma di responsabilità, bollare come “propaganda” i tentativi di cambiare le cose, e poi ridurre tutto a una richiesta di fondi.

Ma la vera provocazione è farlo parlando di “rilancio del Mezzogiorno”. Usare il Sud come paravento è inaccettabile: le imprese e i cittadini meridionali sono i primi a subire i danni di un sistema lento e ingessato. Pensare di risolvere i problemi con le solite ricette corporative significa condannare il Meridione all’immobilità.

Il piano del monoblocco giudiziario

Dietro questo “contrordine compagni” che circola nei corridoi dell’Anm, però, non c’è autocritica, ma un disegno molto più profondo e iper-politico. A squarciare il velo di Maya è la riflessione lucida e durissima, di Luigi Bobbio, magistrato e già senatore della Repubblica, che mette a nudo la mutazione della magistratura associata:

“Perché la Anm fa marcia indietro sul correntismo? Certamente non per autocritica o per convinzione. Si tratta di semplice opportunismo convenienza o, meglio, perché ha capito che è arrivato il momento di cambiare assetto e strategia. Il correntismo è stato, infatti, necessario e utile quando e fino a quando la visione politica della magistratura è stata introflessa, centrata sulla e nella corporazione in quanto tale. Si trattava di una dinamica tutta interna a una corporazione che non riusciva ancora a trovare il modo per portare all’esterno in modo strutturato la propria pulsione egemonica rispetto agli altri poteri dello Stato e, quindi, restava confinata nel suo interno, lasciando ai singoli magistrati e ai singoli esponenti di corrente le sortite e le incursioni esterne più propriamente e dichiaratamente politiche fatte di dichiarazioni e, peggio, di uso politico di singoli provvedimenti giudiziari.

Il referendum e la vittoria della Anm, con l’asservimento della sinistra politica ai disegni e agli interessi della corporazione giudiziaria, ha segnato lo spartiacque e il cambio di visione e di strategia. La Anm (e la corporazione di cui è espressione e che controlla e gestisce) ha ottenuto finalmente ciò che le mancava, una legittimazione popolare, del tutto illegittima costituzionalmente, che legge e spaccia come una investitura politica, un mandato politico a farsi soggetto esponenziale e portatore di un interesse apparentemente pubblico e in realtà corporativo.

Ma una tale lettura, una siffatta nuova situazione, non consentono più alla Anm e alla corporazione di presentarsi spaccate, frammentate, divise in correnti in lotta tra loro. La Anm ha deciso quindi di dover cambiare immagine e sostanza, di diventare, essere e apparire come un blocco unico, un monoblocco di forza politica e potere, tale da tranquillizzare e confermare i cittadini nella loro scelta di affidarsi a una teocrazia giudiziaria. Il correntismo, pertanto, con la sua connessa immagine di divisione interna, deve sparire. Da qui il “contrordine compagni”. Il popolo boccalone apprezza e plaude. La politica tace perché non capisce o, peggio, addirittura plaude. Nordio, come al solito, ci capisce poco. E la Costituzione? Ah, quella? Roba vecchia. Adesso la nazione ha i suoi mullah in toga nera e può dormire sonni tranquilli. Mortali, direi.”

L’analisi di Bobbio fotografa la realtà: la fine del correntismo è la nascita di un “monoblocco”. L’Anm non si presenta più come un sindacato diviso in fazioni, ma come un vero e proprio partito unico, forte di una presunta investitura popolare avuta con il referendum.

Sonni tranquilli. Si scherza, ma non troppo

La vittoria del No non era una delega in bianco a Maruotti per dettare le leggi nei salotti della Cgil, né un’amnistia preventiva per i peccati di un sistema che non funziona. Ma tant’è. Di fronte a questa mutazione genetica, la politica tace e il Guardasigilli Carlo Nordio non batte ciglio.
Se l’obiettivo dell’Anm era ripulirsi l’immagine eliminando le correnti, l’operazione è perfettamente riuscita: siamo passati dal pluralismo delle bande al monolitismo del Politburo. Se accettiamo l’idea che la giustizia si trasformi in una teocrazia intoccabile guidata dai suoi mullah, lo Stato di diritto può anche accomodarsi all’uscita. Nel frattempo, i cittadini italiani (specie quelli del Mezzogiorno) possono dormire sonni tranquilli. Mortali, certo, ma miracolosamente protetti da una toga blindata.

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