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Torino

“Aspettando Godot”, con la regia di Giulio Graglia, per Ammira Festival al Punto 13

di Redazione -


Lo spettacolo, curato dall’Associazione Linguadoc, rinnova la collaborazione con Fondazione AIEF.

“Aspettando Godot”, testo iconico di Samuel Beckett e capolavoro del Teatro dell’Assurdo, è lo spettacolo che il 23 maggio, presso il Punto 13 di via Farinelli, a Torino, ha inaugurato Ammira Festival, rinnovando così la collaborazione tra l’Associazione Linguadoc, presieduta dalla giornalista e scrittrice Sabrina Gonzatto, da sempre impegnata nella valorizzazione della cultura come strumento di crescita sociale e personale, e la Fondazione AIEF, un progetto di lavoro continuativo che accompagna e sostiene le persone fragili, o portatrici di disabilità, dando vita a percorsi di crescita inclusivi e solidali, oltre a iniziative sociali nelle periferie di Torino.

Diretti dal regista Giulio Graglia, presidente TPE – Teatro Piemonte Europa e ideatore del Festival Luigi Pirandello e del’900, Enrica, Luisa, Sandro, Luigi e Fiamma sono stati i protagonisti di un progetto teatrale intenso, finalizzato a rappresentare uno strumento di allenamento cognitivo, di relazione e benessere personale, un’esperienza che ha unito cultura e qualità della vita.

La magia del teatro non è frutto di un’invenzione, nasce con l’uomo. Brodskji, nel discorso di ricevimento del Premio Nobel, disse: “la poesia e il teatro vivono nel DNA dello spirito umano”, un pensiero che il grande Shelley approfondì generando nella rappresentazione poetica due distinzioni: la prima si esprime attraverso il “Poetry”, ovvero la necessità e potenzialità poetica e teatrale insite in ogni uomo, la seconda è il “Poem”, l’opera con cui alcuni uomini ispirati e appassionati scelgono di esprimere una dimensione universale e silente, spesso inconscia, trasformandola in poesia e teatro, dando forma al sogno congenito dell’uomo. Proprio attraverso questo spirito fondamentale sembrano muoversi gli attori dell’ “Aspettando Godot” di Giulio Graglia, tutti non professionisti, alcuni di loro anziani e fragili, e corpo unico di uno spettacolo che ha saputo unire generazioni, esperienze e sensibilità diverse grazie ai temi universali contenuti in uno dei grandi testi dell’umanità. L’attesa, la stasi, l’assurdità della condizione umana dopo la Seconda guerra mondiale e il mistero, non tanto nella sua accezione che rimanda all’impossibilità di comprendere quanto a un più alto senso di ciò che è sacro e inaccessibile, rappresentano quella dimensione in cui il tempo, nell’eterno gioco del teatro, muta in memoria e visione del futuro.

godot

“Il teatro – ha dichiarato il regista Giulio Graglia – è uno spazio di libertà e consapevolezza. Lavorare con persone che scelgono di mettersi in gioco dopo i sessant’anni significa riscoprire la forza autentica dell’espressione umana e il calore della condivisione. Con ‘Aspettando Godot’ si è rinnovata anche per quest’anno la collaborazione con Fondazione AIEF, che proseguirà con due appuntamenti già inseriti nel programma del prossimo Festival Luigi Pirandello e del’900. Il lavoro sul testo di Beckett non è casuale: il Teatro dell’Assurdo è un legame con la mia gioventù, essendo stato allievo del grande Gian Renzo Morteo, tra i principali studiosi, traduttori e divulgatori dell’opera di Eugène Ionesco in Italia. Inoltre la questione del tempo e dell’attesa è stata centrale anche a livello energetico, in quanto luogo di meditazione, intimità e riflessione che accomuna ognuno di noi. L’obiettivo è quello di dare un seguito a questo progetto e proporlo nelle Circoscrizioni, nelle case di cura e nei luoghi della socialità, affinchè il teatro possa mantenere intatto il suo potere volto alla crescita personale, all’indagine, alla creazione di legami e connessioni tra ciò che è stato e ciò che potrà essere”.

Gian Giacomo Della Porta  ilTorinese.it


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