“Magnifica Humanitas”: Leoneri chiama il mondo a un’etica dell’IA
Finalmente il 25 maggio scorso, a distanza di 135 anni dall’Enciclica Rerum Novarum è stata pubblicata la prima Enciclica di Papa Leone XIV dal titolo: “Magnifica Humanitas” che riguarda la dignità umana nell’era dell’Intelligenza Aartificiale. Tale enciclica, come dichiarato direttamente dal Santo Padre, è necessaria per “disarmare” l’Intelligenza Artificiale perché dichiara: ”Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile” e tale strumento va a disumanizzare l’intera umanità.
Dai tempi della rivoluzione industriale del secolo scorso – con la conseguente questione operaia inerente le problematiche sociali, con la giusta mercè per il giusto lavoro – vi è l’esigenza di affrontare i cambiamenti e gestirli. Oggi siamo nella nuova rivoluzione industriale, che stiamo vivendo, e che rischia di travolgerci e disorientarci confondendo il virtuale con il reale. Sì, proprio così: la tecnologia e la logica degli algoritmi può tradire, se non addirittura sostituire in parte l’umanità, già oggi ferita da problematiche sanitarie, guerre e violenza.
Ecco quindi l’immediato bisogno di un richiamo sia morale che spirituale, nonché sia concreto che pratico, per rimettere di nuovo “l’uomo al centro”, come fece appunto la Dottrina Sociale della Chiesa. Il testo della “Magnifica Humanitas” è articolato in cinque capitoli, un’introduzione e una conclusione. Tale documento va a sancire che: “La tecnologia non è una forza antagonista rispetto alla persona“, né “un male di per sé“, sottolinea il Santo Padre. Tuttavia la tecnica, “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Per questo la sfida nell’era del digitale è quella di “restare umani”, evidenzia il Papa.
Nella sostanza, tale enciclica va a definire dei paletti, o meglio, quasi un nuovo Codice etico da condividere per l’Intelligenza Artificiale. In pratica, servono politiche e quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente ed educazione degli utenti per una vera e propria definibile “ecologia della comunicazione” in grado di definire un impiego corretto e critico della IA. La missione, che mira ad un’Intelligenza al servizio dell’umanità e non del potere di pochi, è di grande attualità e di assoluta complessità al contempo.
Il pontefice ha redatto tale enciclica sentendo prima tutti: dai politici ai genitori, fino agli imprenditori del settore. Poi, con consapevolezza, ha deciso di correre il rischio di affrontare tale impegnativa questione dell’hi-tech, attingendo dai dieci anni di dialogo fra la Silicon Valley e la Santa Sede, così come dal magistero sull’era digitale dei suoi predecessori, a partire dalla Caritas in Veritate di Benedetto XVI oppure ascoltando il colosso italo-americano della IA, Anthropic. Realtà che condivide l’urgenza di una disciplina dell’Intelligenza Artificiale e con il suo fondatore presente nell’aula del sinodo, proprio durante la presentazione di tale importante enciclica.
In sintesi per Prevost non va accolto “il paradigma tecnocratico“, già denunciato da Francesco nel Messaggio per la giornata della pace del 2024, a causa del quale ogni scelta viene dettata esclusivamente da parametri di efficienza e profitto. Pertanto, l’IA può imitare e simulare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, empatia, capacità affettiva, relazione e spirituale. Da qui l’urgenza di definire il senso del limite in una società che limiti non vuole averne.
In conclusione, le sfide che ci attende sia come cittadini che come credenti sono molto ardue, ma bisogna coglierle, in quanto la transizione digitale può sollevare l’uomo da mansioni gravose e ripetitive senza per questo far venir meno l’urgenza di tutelare la dignità e il valore dei lavoratori, anche dai rischi di una disoccupazione dettata dalla riduzione dei costi e dall’incremento dei profitti. Tutto questo non può avvenire infatti in nome della tecnologia imperante, in quanto essa va governata e gestita, per il bene comune, dell’intera umanità.
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