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Esteri

Ebola: contagi e disinformazione fanno danni in Congo

Nei mercati si sussurra che l'epidemia sia un pretesto per mettere le mani sulle miniere

di Ernesto Ferrante -


Nell’Ituri l’Ebola Bundibugyo viaggia insieme alla paura. Nelle città minerarie della Repubblica Democratica del Congo, dove il virus ha seguito gli stessi corridoi dell’oro e del coltan, gli operatori sanitari si muovono tra molte difficoltà.

Congetture pericolose

Sul terreno, racconta il Washington Post, la disinformazione è diventata un secondo focolaio. Nei villaggi si mormora che siano le Ong a portare il virus per ottenere fondi. Nei mercati si sussurra che l’epidemia sia un pretesto per mettere le mani sulle miniere. E nelle case, dove i riti funebri prevedono giorni di veglia accanto al corpo, molti rifiutano l’idea che il contagio passi proprio da lì.

La sfiducia ha già prodotto un’esplosione di violenza. A Rwampara, un gruppo di giovani ha fatto irruzione in ospedale per riprendersi la salma di un calciatore locale, convinti che non fosse morto di Ebola. Il personale è fuggito, sei pazienti sono scappati. Il giorno dopo, a Mongbwalu, altri diciotto sospetti contagiati sono spariti dopo un nuovo assalto. Scene che mostrano quanto sia fragile il fronte sanitario in una provincia dove l’accesso a elettricità e acqua corrente un lusso.

Ebola e sfiducia

Gli operatori umanitari ripetono che il virus non è l’unico nemico. I tagli ai finanziamenti internazionali hanno alimentato la percezione che l’Occidente intervenga solo per proteggere se stesso. I sopravvissuti, come già accaduto nelle epidemie precedenti, vengono isolati dalle famiglie, guardati come portatori di una maledizione più che di una malattia.

L’importanza della corretta informazione

A Goma, città da due milioni di abitanti, alcuni residenti liquidano l’emergenza come “un’invenzione delle Ong per fare soldi”. Nelle zone rurali, avvertono gli operatori, la diffidenza è ancora più profonda. Per questo organizzazioni come World Relief lavorano con decine di chiese locali per spiegare l’importanza delle sepolture sicure e della segnalazione dei sintomi. Ma prima di tutto bisogna ricostruire un ponte con le comunità. La linea del contagio passa attraverso la fiducia.


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