Ebola: contagi e disinformazione fanno danni in Congo
Nei mercati si sussurra che l'epidemia sia un pretesto per mettere le mani sulle miniere
Nell’Ituri l’Ebola Bundibugyo viaggia insieme alla paura. Nelle città minerarie della Repubblica Democratica del Congo, dove il virus ha seguito gli stessi corridoi dell’oro e del coltan, gli operatori sanitari si muovono tra molte difficoltà.
Congetture pericolose
Sul terreno, racconta il Washington Post, la disinformazione è diventata un secondo focolaio. Nei villaggi si mormora che siano le Ong a portare il virus per ottenere fondi. Nei mercati si sussurra che l’epidemia sia un pretesto per mettere le mani sulle miniere. E nelle case, dove i riti funebri prevedono giorni di veglia accanto al corpo, molti rifiutano l’idea che il contagio passi proprio da lì.
La sfiducia ha già prodotto un’esplosione di violenza. A Rwampara, un gruppo di giovani ha fatto irruzione in ospedale per riprendersi la salma di un calciatore locale, convinti che non fosse morto di Ebola. Il personale è fuggito, sei pazienti sono scappati. Il giorno dopo, a Mongbwalu, altri diciotto sospetti contagiati sono spariti dopo un nuovo assalto. Scene che mostrano quanto sia fragile il fronte sanitario in una provincia dove l’accesso a elettricità e acqua corrente un lusso.
Ebola e sfiducia
Gli operatori umanitari ripetono che il virus non è l’unico nemico. I tagli ai finanziamenti internazionali hanno alimentato la percezione che l’Occidente intervenga solo per proteggere se stesso. I sopravvissuti, come già accaduto nelle epidemie precedenti, vengono isolati dalle famiglie, guardati come portatori di una maledizione più che di una malattia.
L’importanza della corretta informazione
A Goma, città da due milioni di abitanti, alcuni residenti liquidano l’emergenza come “un’invenzione delle Ong per fare soldi”. Nelle zone rurali, avvertono gli operatori, la diffidenza è ancora più profonda. Per questo organizzazioni come World Relief lavorano con decine di chiese locali per spiegare l’importanza delle sepolture sicure e della segnalazione dei sintomi. Ma prima di tutto bisogna ricostruire un ponte con le comunità. La linea del contagio passa attraverso la fiducia.
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