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Cronaca

Il tesoro di Messina Denaro: 200 milioni nei paradisi fiscali

Aziende riconducibili al boss di Cosa nostra alle Isole Cayman, in Svizzera, Lussemburgo, Andorra, Gibilterra, Libano e Principato di Monaco

di Dave Hill Cirio -


Il tesoro nascosto di Matteo Messina Denaro: maxi sequestro internazionale da 200 milioni di euro. Una vastissima operazione antimafia a livello internazionale ha inferto un colpo durissimo all’impero finanziario storicamente legato a Cosa nostra trapanese e al suo boss indiscusso, Matteo Messina Denaro.

La maxi operazione

Sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno individuato e posto sotto sequestro beni, complessi societari e disponibilità finanziarie. Un valore complessivo che supera i 200 milioni di euro. L’operazione ha portato all’arresto di tre persone con l’accusa di impiego di denaro di provenienza illecita, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa.

L’inchiesta, condotta dalla Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio De Lucia con il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio. Ciò, in stretta sinergia con il procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo. Indagini concentrate sulla figura di un trafficante di droga storicamente vicinissimo al boss castelvetranese.

Gli inquirenti sono riusciti a mappare e decostruire una fitta rete economico-finanziaria globale. una “macchina” concepita per blindare, ripulire e occultare i flussi di denaro contante generati dal narcotraffico di Cosa nostra. Tali flussi erano attivi fin dagli anni Ottanta e fiorivano sotto la diretta egida criminale dello stesso Messina Denaro.

Le ramificazioni estere del tesoro di Messina Denaro

Il dato più clamoroso emerso dalle indagini della Guardia di Finanza riguarda l’estensione geografica della ramificazione societaria. Il denaro sporco proveniente dalle piazze di spaccio veniva infatti schermato attraverso complesse strutture societarie offshore e canali bancari esteri.

Gli investigatori sono riusciti a individuare capitali e stanare aziende riconducibili al sodalizio criminale in una moltitudine di paradisi fiscali e nazioni europee o mediorientali. Tra questi, le Isole Cayman, la Svizzera, il Lussemburgo, Andorra, Gibilterra, il Libano e il Principato di Monaco.

La rete estendeva le sue propaggini anche in territorio spagnolo, in particolare in note località della Costa del Sol come Malaga, Marbella, Benahavís e Puerto Banús.

L’inchiesta

L’intera operazione ha richiesto mesi di indagini tecniche, accertamenti patrimoniali e un forte interscambio con le autorità giudiziarie ed investigative dei diversi Stati coinvolti, svelando come la criminalità organizzata riesca a riciclare in modo sistematico i profitti illeciti nel tessuto economico legale globale. Colpire i prestanome e i sistemi di schermatura all’estero si conferma il fronte nevralgico della moderna strategia di contrasto alle mafie.

Come sottolineato dai vertici inquirenti in conferenza stampa, il narcotraffico resta la principale fonte di finanziamento per le cosche, e la capacità di recidere questi legami finanziari internazionali impedisce la riorganizzazione militare ed economica sul territorio.


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