Polito e il “pensiero riformatore”
Avevo lasciato Antonio Polito alle “Prove di resurrezione”, un viaggio biologico biografici sentimentale spirituale infine, politico nei volubili cicli della esistenza. Uno sguardo interiore con intense proiezioni e contaminazioni. Un dossier “riservato” e un “manifesto liberatorio”, un intenso manuale di sopravvivenza. Oggi ritrovo il grande giornalista del Corriere alle prese con una sfida siderale e temeraria ma dura soprattutto vera, lanciata “in difesa della Costituzione” e dei valori che la esaltano come “la più bella del mondo”. In difesa quindi di una missione che la iscrive non come un reperto fossile da venerare anzi da ” sacralizzare” cosi da renderla un “totem”, ma come la guida per le stagioni e le generazioni a venire.
Polito rilegge la Carta, ne documenta i passaggi con efficacia (e dottrina), riesuma sagome e saperi scolpiti nel tempo. Ripercorre per “intero” le prose della Costituzione restituendole al loro effettivo universo disciplinare, non piegate quindi alle torsioni e convenzioni della nota intendenza politica e intellettuale. Lo fa non per presidiarne il pregio formale ma per declinarla in una filologia non fraudolenta ma riformatrice. Che disponga quindi di un pensiero laico e libero. Per la Costituzione come “bene comune” da vivere come progetto, chiamata a “respira la storia del tempo” così da trarne energia vitale.
In effetti una idea “conservativa e idrologica” della Carta finirebbe col tradirne promesse e valori. Il feticismo del lessico costituzionale diviene fatalmente l’alibi perché “nulla cambi” in un mondo che sta vorticosamente cambiando. Sicché, com’è avvenuto per l’ultimo referendum (sulle carriere più che sulla giustizia), proprio la cifra fallimentare della comunicazione politica ha finito col neutralizzare ogni pur perfettibile disegno di rifora in un sistema malato.
Polito in fondo ha scritto un manuale di sopravvivenza da leggere e meditare. Niente di provocatorio. Nessun assist alla destra né sacrilegio contro la sinistra. Solo un esperimento di riappropriazione di una materia di cui deve poter disporre senza privare la comunità nazionale. Magari coltivando la istanza e la urgenza di un “pensiero riformatore” che sappia rispondere davvero alla “domanda centrale” finora elusa nella politica italiana. Rappresentata com’è dentro vecchie dispersive logiche quanto mai distanti per fortuna dalla straordinaria lezione di Mattarella. Ottant’anni della Repubblica sottratti alle retoriche e restituiti alla migliore riflessione civile. Bravissima la Cortellesi al Quirinale.
Infine.
A Polito un grazie, ai lettori un invito a leggere (per intero) la Costituzione ma con lo sguardo in avanti.
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