L’ultima battaglia di Bruxelles: nel mirino il regime forfettario
La Commissione Ue chiede all'Italia di modificare le partite Iva, ecco perché
L’Ue dichiara guerra alle partite Iva, almeno a quelle a regime forfettario. Che, per inteso, sono tra le più numerose. La Commissione ha chiesto all’Italia, nella sua lettera di raccomandazioni giunta nei giorni scorsi, di rivedere le sue politiche fiscali. Se una cosa funziona, seppur minimamente, a Bruxelles non va bene. Pertanto l’indicazione che giunge da Bruxelles è chiara e netta. Tutto deve essere rivisto, le tasse devono aumentare. E non si capisce, a questo punto, in base a cosa aumenterebbe la produttività.
Regime forfettario a rischio, l’assalto Ue
Bruxelles, evidentemente, si trova sulla Luna. Non sanno che l’Italia si regge sulle microimprese e sulle aziende familiari. Proprio queste finiscono nel mirino degli euroburocrati. Secondo cui le attuali politiche fiscali “scoraggiano consolidamento e crescita”. Si riferiscono, dalla Commissione Ue, al regime semplificato forfettario per l’Iva e al trattamento fiscale di favore per le imprese che passano agli eredi, a patto che ne mantengano il controllo per cinque anni. Un microcosmo produttivo di fondamentale importanza per il tessuto economico del Paese. Che andrebbe cancellato.
Piccolo (non) è bello
L’avversione della Ue verso il regime forfettario si incista nella vicenda legata alle dimensioni delle imprese. Piccolo non va bene a Bruxelles. L’obiettivo è di crescere, di aggregare le pmi (anche a forza?) e di farlo eliminando le barriere normative e fiscali, promuovendo la gestione professionale esterna, la riqualificazione dei manager, rafforzando l’innovazione e l’accesso ai mercati dei capitali. Quotiamoci tutti. Per mobilitare l’enorme risparmio privato, va da sé. Un quadro di una nuova iper-liberalizzazione. Che sa più di concorrenza spietata che di programmazione.
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