Iran-Usa: missili su Kuwait e Bahrain dopo i raid americani
Nuova notte di tensione tra Usa e Iran: dopo i raid americani contro installazioni radar iraniane, Teheran ha reagito colpendo obiettivi nella regione del Golfo, mentre Kuwait e Bahrain hanno attivato le difese aeree e lanciato l’allarme alla popolazione.
Il Comando centrale delle forze armate americane (Centcom) ha annunciato di aver colpito postazioni radar di sorveglianza costiera iraniane a Goruk e sull’isola di Qeshm. Washington ha definito l’operazione “difensiva”, sostenendo che i radar rappresentassero una minaccia per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato di aver abbattuto almeno quattro droni iraniani diretti verso l’area del Golfo, ritenuti potenzialmente destinati a colpire navi commerciali o forze americane presenti nella regione.
L’operazione difensiva Usa e la risposta dell’Iran
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver attaccato “basi nemiche” nella regione con missili e droni, senza specificare i bersagli esatti. Poco dopo, il Kuwait ha confermato di essere sotto attacco. Lo Stato Maggiore delle Forze Armate kuwaitiane ha riferito che le difese aeree stanno intercettando missili e droni ostili. Le esplosioni udite nella capitale sarebbero state provocate proprio dai sistemi di difesa impegnati nell’intercettazione.
Anche il Bahrain, che ospita importanti installazioni militari statunitensi, ha attivato le sirene d’allarme. Secondo media regionali, il ministro dell’Interno avrebbe invitato i cittadini a raggiungere immediatamente luoghi sicuri. In entrambi i Paesi sono stati sospesi i voli civili.
Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha affermato che l’Iran non ha ancora accettato un accordo di pace perché i suoi leader sono “forti” e “orgogliosi”, ma ha aggiunto che “non hanno altra scelta” se non quella di trovare un’intesa. Trump ha inoltre sostenuto che Teheran disporrebbe ormai soltanto del “21-22%” del proprio arsenale missilistico.
Da parte iraniana, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha ribadito che qualsiasi accordo dovrà includere lo sblocco di almeno metà dei beni iraniani congelati all’estero. Intanto, la situazione nel Golfo resta estremamente fragile, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto all’intera regione.
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