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Politica

La Lega ci prova: In campagna elettorale niente lingue straniere.

Un divieto che punta alla “trasparenza”, ma rischia di ignorare l’Italia reale

di Andrea Fiore -


La Lega ha presentato una proposta di legge per vietare l’uso delle lingue straniere durante la campagna elettorale.
In sintesi, la regola prevede che si potrà parlare solo in italiano o nelle lingue delle minoranze protette dalla legge. Chi trasgredirà (se la legge dovesse essere approvata) rischia una multa da 500 a 1.000 euro.

Secondo i deputati del Carroccio, molti candidati di origine straniera fanno la campagna elettorale usando la loro lingua madre. Questo, a loro modo di vedere, impedisce alla maggior parte dei cittadini di capire le loro proposte e le loro promesse politiche.

Non sorprende che la proposta arrivi dai parlamentari con il fazzoletto verde, che non fanno certamente della multi-razialità una bandiera. E non è certo una novità assistere ad un comizio in lingua araba e pensare che quelle persone stiano tramando chissà quale tremendo attentato alla nostra comunità.

La richiesta è lecita, ma difficilmente applicabile, –  almeno alla lettera –  dato che la lingua italiana è sempre più “imbottita” di termini anglofoni.

Ma soprattutto, è oggettivamente, – e per qualcuno, inesorabilmente – sempre più muilti-culturale.

Forse serve ricordare a Jacopo Morrone e  a Riccardo Molinari,  firmatari del testo depositato alcuni mesi fa, che: appena la scheda elettorale viene imbucata nell’urna, parla esattamente la stessa lingua delle altre.

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