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Esteri

Relazione Covid: accuse a Fauci e risposta dei Democratici

Scontro politico sulla pandemia e le sue origini

di Cinzia Rolli -


Dalla nostra inviata

Origini del Covid, l’FBI e l’interrogatorio bloccato al JFK

Documenti federali rivelerebbero che nel febbraio 2021 l’FBI avrebbe bloccato un interrogatorio pianificato dalla Polizia di Frontiera (CBP) nei confronti di Peter Daszak, l’ex presidente della ong statunitense EcoHealth, all’aeroporto JFK, impedendo il sequestro di dispositivi relativi alla collaborazione tra EcoHealth Alliance e l’Istituto di Virologia di Wuhan.

Le prove pubblicate dal Senatore Rand Paul suggeriscono un intervento per proteggere la narrazione sull’origine naturale del virus, mentre in seguito lo stesso Ente di ricerca di New York è stato bandito dai finanziamenti federali fino al 2029.

I documenti diffusi dall’esponente politico ipotizzerebbero nello specifico che nel 2021 la Polizia di Frontiera avrebbe identificato Peter Daszak come soggetto ad alto rischio, pianificando un interrogatorio all’aeroporto JFK sulle sue attività al WIV e le ricerche sul guadagno di funzione. L’operazione sarebbe stata bloccata da un ordine dell’FBI di New York ricevuto tre giorni prima dell’arrivo di Daszak, impedendo l’ispezione prevista.

Il senatore Rand Paul ha lanciato una “sala di lettura” istituzionale su X, promettendo aggiornamenti continui con documenti declassificati per far luce sulle origini della pandemia.

Dalla teoria del complotto al report della sottocommissione

Le origini del COVID sono uno dei tanti scandali ancora irrisolti che persistono a mezzo decennio dal contagio globale.

Per oltre un anno, la tesi della fuga di laboratorio dall’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV) è stata oggetto di un durissimo ostracismo politico e mediatico. Fin da quando il senatore repubblicano Tom Cotton la propose per la prima volta nel febbraio 2020, l’ipotesi venne ampiamente derisa, liquidata come teoria del complotto.

Il 4 dicembre 2024, la Sottocommissione selezionata sulla pandemia di coronavirus, guidata dalla maggioranza repubblicana, ha pubblicato ufficialmente il suo rapporto finale di 520 pagine intitolato “After Action Review of the COVID-19 Pandemic: The Lessons Learned and a Path Forward.”

Solo a giugno di quest’anno però, l’ex Direttrice dell’Intelligence Nazionale (DNI), Tulsi Gabbard, ha declassificato e pubblicato circa 400 pagine di file riservati e inediti del report del 2024.

Le accuse a Fauci e la grazia preventiva di Biden

Secondo l’indagine, il governo federale avrebbe finanziato ricerche rischiose sul guadagno di funzione (tecnica scientifica in cui un organismo o un virus viene modificato geneticamente in laboratorio per migliorare o incrementare una sua funzione specifica) nella struttura cinese senza la dovuta trasparenza.

Per coprire queste responsabilità, l’ex consigliere della Casa Bianca, il dottor Anthony Fauci, avrebbe manipolato la definizione scientifica di tali esperimenti e promosso la stesura del controverso articolo “Proximal Origin” al solo scopo di screditare la tesi della fuga dal laboratorio.

Infine, il documento denuncia un sistematico ostruzionismo interno: alcuni funzionari federali avrebbero utilizzato e-mail private e inserito intenzionalmente errori di battitura nei documenti ufficiali per aggirare le richieste di accesso agli atti e nascondere le prove.

Prima di lasciare l’incarico a gennaio 2025, il presidente Joe Biden ha concesso a Fauci una grazia preventiva generale della durata di dieci anni per proteggerlo da possibili ritorsioni legali.

Origini del Covid, uno scontro ideologico senza una verità condivisa

Nonostante questa mossa renda altamente improbabile l’apertura di un processo federale, figure chiave della maggioranza repubblicana, guidate dal senatore Paul, sostengono che il Dipartimento di Giustizia (DOJ) dovrebbe comunque procedere con l’incriminazione per falsa testimonianza al Congresso.

Secondo Paul, un tentativo di rinvio a giudizio è necessario affinché i tribunali possano esprimersi sulla validità legale della grazia stessa.

Fauci ed i rappresentanti democratici facenti parte della commissione hanno respinto tutte le accuse. L’immunologo statunitense ha dichiarato di non aver mai manipolato studi scientifici ed in un rapporto di risposta parallelo pubblicato dai democratici, l’opposizione ha sottolineato che due anni di indagine e più di un milione di pagine di documenti non hanno prodotto alcun risultato concreto a supporto di una campagna di censura o del comportamento illecito degli Stati Uniti.

Nonostante le accuse di insabbiamento da parte della leadership repubblicana e della DNI, l’ufficio del Director of National Intelligence, gli analisti indipendenti evidenziano che le carte non contengono una prova definitiva.

La vicenda rischia dunque di rimanere uno scontro ideologico privo di una verità scientifica condivisa.

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