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Esteri

Cuba nel mirino: la strategia Usa prepara il terreno allo scontro

Il ministro degli Esteri cubano attacca la diplomazia americana: fomenta odio

di Ernesto Ferrante -


Le nuove sanzioni contro i leader cubani, l’incriminazione di Raul Castro, il blocco energetico e le dichiarazioni minacciose di Donald Trump fanno parte di un’unica strategia. Gli Stati Uniti stanno costruendo un pretesto per convincere l’opinione pubblica statunitense che Cuba rappresenti una minaccia e che un intervento militare sarebbe non solo legittimo, ma necessario. A sostenerlo, dal cuore di Washington, è la principale diplomatica cubana negli Stati Uniti, Lianys Torres Rivera. Le sanzioni contro i nostri leader sono un pretesto per far credere al popolo statunitense che siamo una minaccia. Non lo siamo. E non vogliamo uno scontro”. Le sue sono parole nette, che fotografano un clima di tensione crescente.

La reazione di Lianys Torres Rivera

L’atto di accusa formalizzato dal Dipartimento di Giustizia statunitense nei confronti dell’ultranovantenne leader Raul Castro, per fatti risalenti al 1996, è stato percepito a L’Avana come un attacco diretto alla storia della rivoluzione. Torres Rivera non ha usato mezzi termini: “Raul è sacro. Difenderemo lui e il Paese fino alla fine”. Per molti analisti cubani, questa mossa ricalca lo schema già visto in Venezuela: demonizzare il leader, colpire la sua cerchia, creare un clima di ostilità e poi presentare l’aggressione militare come inevitabile.

La crudele tattica della Casa Bianca

Dopo aver rovesciato il presidente venezuelano Maduro, il tycoon ha ordinato un blocco energetico che ha strangolato le spedizioni di carburante verso Cuba. Le conseguenze sono state immediate e devastanti, con blackout fino a 20 ore al giorno, scarsità di alimenti e medicinali, prezzi del carburante fuori controllo, un’economia già fragile portata al collasso. Mentre la popolazione soffre, la Casa Bianca continua a negare ogni responsabilità, attribuendo tutto alle politiche socialiste dell’isola.

L’alibi di Marco Rubio per legittimare lo strangolamento

Donald Trump non ha escluso un intervento militare. Anzi, lo ha evocato apertamente: Ce ne occuperemo non appena avremo finito in Iran”. Una frase che, letta da un Paese sotto embargo da sessant’anni, suona come un avvertimento. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha rincarato la dose, definendo Cuba una minaccia per i suoi legami con Cina e Russia. Una narrativa di chiara marca neocon, costruita ad arte per giustificare un’escalation già in corso.

La guerra senza bombe è già in atto

La diplomatica cubana negli Usa ha etichettato quella in atto come una guerra senza bombe”. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez Parrilla, ha accusato pubblicamente il capo della diplomazia americana di alimentare un clima di ostilità con “menzogne usuali e volgari” per mere “aspirazioni presidenziali”. Gli strumenti usati dagli Stati Uniti appaiono come ingranaggi di una macchina che avanza con metodo. Il conto alla rovescia sembra già iniziato.


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