Eisenkot, la sorpresa che incrina il dominio Netanyahu
L’ex capo dell’IDF, che ha perso il figlio nella guerra di Gaza, sta salendo rapidamente nei sondaggi ed è tra i principali contendenti alla guida di Israele
Gadi Eisenkot sta diventando una delle figure più osservate della scena politica israeliana. In pochi anni è passato dal comando dell’esercito alla guida di un nuovo movimento, Yashar!, che sta attirando sempre più consensi. La sua crescita nei sondaggi non nasce da slogan aggressivi o da campagne rumorose, ma da un’immagine di serietà, equilibrio e competenza che molti israeliani sembrano cercare dopo anni di tensioni politiche.
Eisenkot non proviene dalle élites tradizionali. La sua famiglia è di origine marocchina e lui è cresciuto a Eilat, lontano dai centri di potere. La sua carriera militare è iniziata nella brigata Golani, una delle unità più dure dell’IDF, e non nei reparti d’élite che hanno formato altri leader come Netanyahu o Bennett. Questo percorso lo rende, agli occhi di molti, un uomo che ha costruito tutto con disciplina e lavoro.
La svolta politica e il peso del lutto
Il suo ingresso in politica è avvenuto nel 2022, al fianco di Benny Gantz. Poi, nel 2025, ha fondato Yashar!, un partito che in pochi mesi ha iniziato a crescere con costanza. Oggi i sondaggi lo collocano vicino al Likud, e alcuni indicatori mostrano che potrebbe diventare uno dei principali sfidanti di Benjamin Netanyahu. Non si tratta di previsioni, ma di dati riportati nell’articolo del Forward, che descrive un cambiamento nel clima politico israeliano.
La sua forza non deriva solo dal curriculum militare. Eisenkot porta sulle spalle un dolore personale che ha segnato profondamente la sua immagine pubblica: suo figlio Gal è stato ucciso combattendo a Gaza nel 2023, e anche due nipoti sono morti in guerra. Questo lutto lo ha reso una voce ascoltata quando parla di servizio militare e responsabilità nazionale. Non a caso, uno dei suoi messaggi più forti è “servizio per tutti”, un invito a rivedere le esenzioni per gli ultraortodossi, tema molto discusso in Israele. Secondo i dati citati nell’articolo, solo una piccola parte della popolazione sostiene l’attuale sistema di esenzioni.
Sul fronte palestinese, Eisenkot mantiene una posizione prudente. Dopo il 7 ottobre ritiene che non sia realistico discutere subito di uno Stato palestinese, ma non chiude la porta a una soluzione futura. Propone un percorso graduale, basato sulla sicurezza e su piccoli passi concreti, un approccio che definisce “dal basso verso l’alto”.
Il confronto politico e la sfida delle alleanze
Negli ultimi mesi è diventato virale un video che prendeva in giro il suo inglese. La risposta di Eisenkot è stata diretta e ha colpito molti israeliani: “Dov’era l’ottimo inglese di Netanyahu il 7 ottobre?”. Una frase semplice, che ha rafforzato la sua immagine di uomo pratico, poco incline ai giochi politici.
Il vero nodo, però, resta la costruzione di una coalizione. In Israele non governa chi prende più voti, ma chi riesce a raggiungere 61 seggi. In questo scenario Eisenkot deve confrontarsi anche con figure come Naftali Bennett, che ha dichiarato di essere disposto a farsi da parte pur di favorire un cambiamento di leadership. È un campo politico complesso, dove ogni alleanza può spostare gli equilibri.
Eisenkot rappresenta un tipo di candidato diverso dal solito: sobrio, non ideologico, lontano dagli scandali e con un forte senso di responsabilità pubblica. Se la sua crescita continuerà, potrebbe diventare il primo premier mizrahi della storia israeliana, un cambiamento simbolico oltre che politico. Per ora, però, si tratta solo di tendenze e analisi riportate dai media israeliani e non di previsioni.
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