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Cronaca

Risucchiata dal bocchettone della piscina: Alice muore a undici anni, ed è il quarto bambino in un anno

di Priscilla Rucco -


Alice, undici anni, è morta nella notte tra giovedì e venerdì all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Non aveva mai ripreso conoscenza da quando, mercoledì 15 luglio nel pomeriggio, i suoi capelli erano finiti nel bocchettone di aspirazione della piscina di uno stabilimento balneare di Sestri Levante. Il decesso è stato dichiarato al termine del periodo di osservazione previsto dal protocollo e confermato dalla direzione sanitaria.

I genitori hanno acconsentito alla donazione degli organi: una scelta che il Pediatrico – in una nota – ha definito capace di trasformare un vuoto incolmabile in speranza concreta per altre famiglie.

Risucchiata dal bocchettone della piscina: la ricostruzione dei fatti

La bambina, di Suisio, nella Bergamasca, era in vacanza da una settimana con la mamma, i nonni e
i due fratellini. Si è immersa verso le 17 circa – ai Bagni Segesta sul lungomare Giovanni Descalzo –
nella vasca piccola, poco profonda, davanti alle cabine di legno, ed è scomparsa sotto il pelo
dell’acqua senza più riemergere: la forza del risucchio la teneva inchiodata sul fondo. Il titolare si è
tuffato e con un paio di forbici le ha tagliato i capelli, liberandola.

Era già priva di sensi. I volontari della Croce Verde e il 118 hanno praticato il massaggio cardiaco per quarantacinque minuti, anche con il defibrillatore, finché la respirazione spontanea è tornata. L’elicottero dei vigili del fuoco l’ha trasportata al Gaslini in codice rosso. I bollettini hanno scandito due giorni di agonia: “condizioni critiche, con grande instabilità” giovedì mattina, “permangono gravissime” la sera.

Il sindaco di Suisio, Edoardo Bertuetti, ha parlato di un incidente “assurdo e sconcertante”.

L’impianto sotto sequestro

La piscina è stata posta sotto sequestro. Carabinieri e capitaneria di porto hanno eseguito due
sopralluoghi, ascoltato il titolare, il bagnino e i bagnanti, acquisito la documentazione tecnica e le
immagini delle telecamere. I primi atti sono già stati trasmessi in procura. Le verifiche riguardano
la pompa, la protezione della bocchetta, le dimensioni della vasca e la cuffia, che la bambina non
indossava: si accerta se ne fosse previsto l’obbligo.

Non è un caso isolato

Il 10 aprile è morto Matteo Brandimarti, dodici anni, risucchiato dall’idromassaggio di un albergo a
Pennabilli, nel Riminese; il 18 aprile Gabriele Ubaldo Petrucci, sette anni, in una vasca termale a
Suio, nel Latinate, dove secondo il legale della famiglia mancava la griglia; nel 2023 Stephan
Bakanev, otto anni, alle terme di Cretone. Il 13 giugno una quattordicenne è stata salvata a
Milazzo, anche lei bloccata per i capelli, e a maggio un’altra bambina era stata soccorsa sulla
riviera ligure di ponente. Per i casi di Pennabilli e Suio le procure procedono per omicidio colposo.
Secondo l’Istituto superiore di sanità in Italia si contano ogni anno circa 350 morti per
annegamento, 800 ricoveri e 60mila salvataggi; i dati Istat 2017-2021 registrano 206 vittime tra 0 e

19 anni, oltre il 12 per cento del totale. Gli annegamenti in piscina sono 30-40 l’anno e più della
metà riguarda bambini fino a dodici anni.

Che cosa prevede la norma?

Le piscine a uso pubblico rispondono alle norme tecniche Uni En 13451: la velocità dell’acqua sulla
griglia non deve superare 0,5 metri al secondo, i fori devono restare entro gli 8 millimetri, i
dispositivi di aspirazione devono essere almeno due, bilanciati e distanti non meno di due metri,
così che un corpo non possa ostruirli entrambi. Un disegno di legge quadro è all’esame del
Parlamento.

Come proteggersi

Le regole per i bagnanti sono poche. Frequentare solo vasche sorvegliate. Prima di entrare,
guardare il fondo e le pareti: se una griglia manca o è danneggiata, non immergersi e avvertire il
personale. Legare i capelli lunghi e indossare la cuffia. Insegnare ai bambini a non sedersi né
appoggiarsi sulle prese di aspirazione. Chiedere al gestore dov’è l’arresto d’emergenza della
pompa: spegnerla è spesso l’unico modo per liberare chi resta intrappolato. E sorvegliare per
davvero: l’Iss ricorda che un bambino in difficoltà non grida e scompare dalla vista in una ventina
di secondi. Quasi la metà dei genitori intervistati era convinta che avrebbe sentito schizzi o
richiami. Non è così: si annega in silenzio, e talvolta in pochi centimetri d’acqua.

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