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Il salario giusto per restituire (vera) competitività all’Italia

Il costo di trent'anni di competizione al ribasso la paghiamo adesso: i numeri Upb e le prospettive di un Paese a rischio

di Cristiana Flaminio -


Il salario giusto per recuperare competitività. Come il marito della barzelletta, siamo sempre gli ultimi a sapere le cose. Abbiamo scoperto adesso, grazie a uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che mentre in Italia, negli ultimi trentasei anni, le retribuzioni andavano a ritroso, nel resto dell’area Opec sono cresciute. Eccome. I lavoratori delle aziende italiane hanno guadagnato, dal 1990 a oggi, il 6,6% in meno. I colleghi del resto del mondo, invece, hanno incassato il 35% in più. Abbiamo scoperto solo ora, a distanza di decenni, che tutta quella retorica che per anni abbiamo asseverato come il più salvifico dei dogmi era null’altro che fuffa.

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Salario giusto e competitività

Per anni, l’Italia ha fatto competitività lesinando sui salari. Una strategia cieca e sorda. Che s’è scontrata con la realtà. E che, finché s’è potuto, s’è ricoperta di retorica. Ricordate, i lavori che gli italiani non vogliono più fare? Sono arrivati i migranti, a farli. Poi, dopo aver imparato, se ne sono andati in Germania. Adesso non reggono più le lagne contro i giovani, che dopo aver studiato per anni con l’unica prospettiva di fare i commessi a part-time, vengono pure accusati di voler tutto e subito perché non accettano di lavorare anche nei weekend in cambio di una mancetta settimanale. La grancassa dei luoghi comuni s’è sgretolata di fronte a un Paese che non fa più figli. In pratica, domani, non ci sarà più nessuno a cui imporre paghe da fame. Anzi, non ci sarà proprio nessuno da assumere. Che fare? Innanzitutto un bagno d’umiltà. Poi bisogna ripartire dalle fondamenta. Anzi, dalla Costituzione.

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Ripartire dalla Costituzione

Se il lavoro è il perno su cui si fonda la Repubblica, bisogna smetterla di corrispondere paghette. E non ci si può certo illudere che col salario minimo si risolverà tutto. Perché verrebbe visto con un’autorizzazione a livellare tutto verso il basso. Bisogna tornare alla contrattazione, non prima però di una nuova presa di responsabilità da parte di tutti i sindacati, a cominciare dalla Cgil, che negli anni non hanno esitato a mettere firme su accordi che definire capestro è ancora poco. Il governo punta forte sullo strumento del salario giusto che parte proprio dalla contrattazione per stabilire le paghe adeguate punendo, contestualmente, le imprese che non s’adeguano negando loro l’accesso a bonus e contributi.

L’articolo 46 va attuato

Un’idea che pare pratica e che adesso è chiamata a risolvere un problema annoso dell’economia, e adesso pure della società, italiana. Paghe migliori dovrebbero aiutare a “mantenere” in Italia i talenti migliori. Così si può fare (vera) competitività e non l’ennesima corsa al ribasso. Nella beata speranza che, prima o poi, l’articolo 46 della Costituzione sarà effettivamente attuato e l’azienda, l’impresa cesserà di essere un ring d’impostazione marxista e diventerà, finalmente, una comunità di persone e di obiettivi così come dovrebbe essere.


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