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Economia

Ingolfati

La guerra dei due golfi fa schizzare la benzina alle stelle. Come se ne esce?

di Giovanni Vasso -


Ingolfati: Il marketing dell’Apocalisse fa bene (solo) alla speculazione, petrolio e gas rincarano a una velocità doppia rispetto a quella dei missili che fanno la spola tra le due sponde di Hormuz. I razzi (quelli veri) degli houthi son lumache in confronto alla rapidità, supersonica, con cui i prezzi alla pompa (e in bolletta) si schiantano sul portafogli degli italiani. Che, ormai, non ne possono davvero più. Una ricerca Confcooperative-Censis rivela che il 54,5% delle famiglie vuole il nucleare. Pulito, di nuova generazione e il prima possibile. E che il 49,7% non ne può più di sanzioni e guerre commerciali e vorrebbe che si riaprisse, fin da subito, al gas russo.

La speculazione su petrolio e gas

Ammesso e non concesso che l’Europa davvero, dal 2027, non comprerà più materie prime energetiche da Mosca. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, s’è tolto lo sfizio di dirlo: “A noi tolgono due milioni di euro, a Putin ne danno sei miliardi”. In sei mesi. Intanto gli italiani si devono sorbire rincari, sovrapprezzi e aumenti. La speculazione ha colpito con una ferocia da far impallidire persino l’immagine dei cosacchi che abbeverano i cavalli a San Pietro. I dati del Mimit riferiscono che, ieri, il prezzo medio è stato pari a 1,957 euro per la benzina e a 2,141 per il diesel. In autostrada i costi lievitano a 2,048 per la verde e a 2,213 per il gasolio. Colpa delle accise e dei desiderata di Bruxelles: colpire il diesel per indurre automobilisti a cambiare macchina, scegliendone di meno inquinanti. Di soldini però non ce n’è. E al Mimit hanno presentato il noleggio sociale: auto nuove a cento euro al mese. Peccato, però, che il serbatoio qualcuno dovrà pur riempirlo. Ed è questo il dilemma.

Cosa succede ai prezzi

Come è possibile che i carburanti costino tanto se il petrolio è già passato per Hormuz e comprato prima che il brent, ieri, tornasse a sfondare quota 100 dollari. Materia prima, peraltro, già raffinata ben prima dell’intensificarsi dell’offensiva ucraina in Russia.Eppure a giugno, quando i mercati internazionali s’erano calmati, si parlava di pace imminente tra Washington e Teheran mentre Bab el Mandeb era solo un’espressione geografica per cultori della materia, i costi della benzina e del diesel erano già stati altissimi. Unem ha riferito che il prezzo medio è stato di 1,898 euro al litro per la benzina e a 1,983 euro al litro per il gasolio. In pratica, rispetto alla media dell’area euro, appena quattro centesimi di euro al litro in meno. Ora che tornano i missili, gli aumenti sono stati di ben 15 centesimi in più rispetto al 3 luglio (dati Mimit) per la benzina e ben 26 per il gasolio.

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Le ipotesi sul tavolo del governo

Ecco, questi sono i misteri (buffi) del marketing dell’Apocalisse a cui il governo è chiamato a dare una risposta. Il vicepremier Tajani ha affermato che si utilizzerà la flessibilità accordata da Bruxelles, pari a 14 miliardi, per pensare interventi sui carburanti e le bollette. Spunta l’ipotesi di un bonus, l’ennesimo, stavolta dedicato ai pendolari da 70 euro, messo sul tavolo dall’altro vicepremier, Matteo Salvini. Il ministro Giorgetti ha già detto che denari, per tagliare le accise, non ce ne son più. Al massimo, ha affermato, si può pensare a quelle mobili. I consumatori, però, pretendono una nuova sforbiciata e, come l’Unc, segnano pure la soglia dei trenta cents. Saranno delusi: fonti Mimit hanno riferito che, al massimo, si potrà sperare in uno “sconto” da sei cents. Assotir, invece, afferma che il taglio delle accise servirebbe a poco. E plaude allo sblocco, finalmente, del fondo da 300 milioni in credito d’imposta per far fronte alle ulteriori spese in termini di carburante a cui le imprese vanno incontro. Attenzione: il bonus si potrà chiedere fino al 70% della somma che eccede la spesa “solita” per il gasolio. Insomma, una sorta di rimborso sulla speculazione del petrolio.

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“Domanda di energia mai tanto alta”

Intanto l’Aie, a proposito di numeri a cui attingerà a piene mani il marketing dell’Apocalisse, ha riferito che la domanda di energia elettrica non è mai stato tanto alta quanto ora. Altro che scegliere tra la pace o i climatizzatori. Toccherà decidere se rinfrescarci o alimentare i data center. L’altranotizia, però, è che entro il 2030 almeno la metà di tutta l’energia prodotta nel mondo arriverà da rinnovabili e nucleare. Come chiedono gli italiani. Che, come ha riferito la ricerca Confcooperative-Censis, non ne possono davvero più del salasso e sarebbero disposti, persino, a riprendere a consumare carbone pur di risparmiare sulle bollette. Capito, Ursula?


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