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Prezzo gelati a Roma: quella granella che inganna i turisti

Ma si possono pagare quasi sei euro per un cono piccolo con due palline di gelato e un accenno di decorazione?

di Lino Sasso -


Pieno centro di Roma nel primissimo pomeriggio: prezzo dei gelati, quale la situazione?

Prezzo dei gelati: la situazione in centro a Roma

Le temperature ancora estreme invogliano a rimpiazzare il pranzo ormai saltato con un bel gelato. Durante la fila alla cassa, l’occhio cade sul listino dei prezzi. Tre gusti poco meno di cinque euro.

Rispetto a qualche anno fa un’enormità, ma un prezzo comunque in linea con il costo medio di un cono medio – o ‘regular’ come qualche gelateria preferisce chiamarlo – nel cuore della Capitale. Dove, per tre palline di gelato si arriva a pagare anche sei euro.

Cosa sta accadendo?

Riaffiora il ricordo di una notizia letta a inizio estate. Il costo dei gelati confezionati è rimasto più o meno invariato rispetto allo scorso anno, ma pesano di meno, solo più piccoli.

Un aumento ben mascherato. Mentre nella gelateria artigianale di una di quelle famose catene di cioccolata che provano a diversificare o a riconvertire la propria attività in base alle stagioni la fila scorre, una turista si prepara a fare lo scontrino tirando fuori dal portafoglio una banconota da cinque euro.

“Cavolo però, ormai un gelato è arrivato a cinque euro”, penso immaginando le tre palline meticolosamente infilate nel cono una sull’altra dall’addetto al banco.

Un con(t)o “salato” per i turisti

Arrivato il suo turno, la turista ordina e poi sostituisce la banconota da cinque euro che aveva preparato con una da dieci. “Non le bastano tre palline di gelato?”, mi domando tra me e me.

Poi la rivelazione, scioccante. Sbircio lo scontrino e noto che il cono pagato dalla ragazza straniera era addirittura quello piccolo. Due sole palline per 2 euro e 90 centesimi, da listino.

Ma allora, perché il cambio di banconote? Per la guarnizione! Una sorta di topping al cioccolato fatta colare sulla sola apertura del cono da un vistoso bocchettone che sembrava uno splittatore di quelli per la birra e, al di sopra, della granella.

Due euro e 80 centesimi. Quindi, un cono da due gusti (per intenderci, quello che le gelaterie definiscono piccolo) con un minimo di guarnizione al prezzo di 5 euro e settanta.

Quella granella che inganna

Appena qualche euro in meno di un pasto in convenzione in una tavola calda che comprende un piatto, acqua e caffè. Ora, va bene l’inflazione, va bene il prodotto spacciato come ‘artigianale’, va bene l’aumento dei costi per l’energia a cui sono soggette le attività commerciali. Ma si possono pagare quasi sei euro per un cono piccolo con due palline di gelato e un accenno di decorazione?

Può un genitore che porta i figli a gustare una piccola golosità dover negare loro la granella di pistacchio, nocciola o cioccolato per evitare che il prezzo raddoppi?

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