Over 85 vittime del caldo: la riforma non decolla
Una vulnerabilità strutturale che le ondate di calore estive portano a galla con sistematica puntualità
Anziani cercano refrigerio dal caldo nei parchi
Il dato, freddo e lineare, riapre ogni estate la stessa ferita nel tessuto sociale e sanitario italiano: a luglio, la mortalità tra gli over 85 in Italia è aumentata dell’8%.
La fotografia
È la fotografia di una vulnerabilità strutturale che le ondate di calore estive portano a galla con sistematica puntualità. Dietro questo aumento, un complesso incrocio tra misure preventive stagionali, riforme legislative contestate e nodi assistenziali mai del tutto risolti.
La risposta immediata dello Stato alla ciclicità delle ondate estive si è concentrata nel Piano Nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, un programma attivo dal 2005 e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio sotto l’egida del ministero della Salute.
La riforma che non decolla
Per la stagione attuale, il Piano è scattato il 25 maggio, mobilitando una cabina di regia interistituzionale che include la Protezione Civile, l’Inail e lo stesso dipartimento regionale.
Il braccio operativo di questo sistema, nei modelli di allarme Heat Health Watch Warning Systems, sistemi città-specifici in grado di prevedere fino a 72 ore prima l’arrivo di condizioni meteorologiche estreme in 27 centri urbani italiani, traducendole in bollettini quotidiani.
Accanto a questo monitoraggio fisico, la prevenzione si è poggiata su un’anagrafe dei suscettibili, una mappatura locale degli anziani a rischio calcolata su parametri anagrafici e socio-sanitari quali l’età, l’isolamento sociale, le patologie pregresse e le terapie farmacologiche in corso.
E in concomitanza con le ondate di calore, il ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci ha varato la Circolare numero 5234 del 25 giugno 2026 per rafforzare i presidi sanitari. Schillaci stesso aveva inizialmente rassicurato l’opinione pubblica dichiarando che non si registravano picchi anomali di decessi o ingressi di massa nei Pronto Soccorso.
Il Codice Calore
Ciononostante, le direttive ministeriali introducevano misure organizzative precise. Tra queste, il “Codice Calore”, un percorso assistenziale preferenziale e differenziato nei Pronto Soccorso finalizzato a trattare tempestivamente malori da afa, disidratazione e colpi di calore, tutelando i fragili ed evitando ricoveri inappropriati.
Con almeno un Pronto Soccorso sentinella per ognuna delle 27 città inserite nel sistema di allerta. Sul territorio, il potenziamento dei Distretti e delle Case della Comunità, operanti in sinergia con i medici di medicina generale, la medicina del lavoro e le Unità di Continuità Assistenziale per favorire l’assistenza domiciliare.
A completare il quadro l’attivazione del numero di pubblica utilità 1500 per fornire orientamento ai cittadini e l’avvio, nel corso del 2026, di un sistema pilota per monitorare gli accessi ai servizi territoriali di salute mentale per i soggetti più vulnerabili. in più, le mosse per una svolta strutturale, con la Legge Delega 33 del 23 marzo 2023, approvata dal Parlamento nell’ambito degli obiettivi concordati con l’Unione Europea all’interno del Pnrr.
Un passaggio storico
Un passaggio storico dopo una lunghissima stasi legislativa: a partire dal 1998, presentate circa trenta proposte di riforma sulla non autosufficienza senza alcun esito.
Ma pure la pandemia da Covid-19 come spartiacque che ha imposto l’adozione di un nuovo paradigma, prevedendo un Sistema Nazionale di Assistenza agli Anziani Non Autosufficienti. Un impianto per l’integrazione socio-sanitaria, tramite i Punti Unici di Accesso e un modello di assistenza domiciliare tarato su durata e intensità adeguate ai bisogni.
Infine, l’11 marzo 2024, il Decreto Legislativo 29, noto comunemente come Decreto Anziani. Al suo interno, il riconoscimento formale del valore sociale ed economico dei caregiver familiari che prestano assistenza gratuita e non professionale. Parallelamente, un piano nazionale per promuovere l’invecchiamento attivo e prevenire la fragilità.
L’intervento più atteso, la Prestazione Universale Sperimentale, un assegno mensile di 850 euro erogato dall’Inps per sostenere la domiciliarità degli anziani.
Lo scetticismo
Nonostante gli annunci governativi, un Decreto Anziani accolto con forte scetticismo. Definito “un’occasione mancata”. Una riforma subordinata all’approvazione di ulteriori 22 atti successivi, tra cui 17 decreti ministeriali e 5 linee guida, che lascia incertezze su tempi e modalità.
Con il niet della Conferenza Stato-Regioni e un via libera condizionato dell’Anci dovuto alla palese insufficienza delle risorse economiche, pari a soli 500 milioni di euro per il biennio sperimentale. Un percorso in cui si è riflesso l’andamento della mortalità nei mesi caldi, evidenziando il forte divario tra l’Italia e altri Paesi europei dove i sistemi di tutela garantiscono coperture pubbliche e continuative.
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