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Attualità

A 10 anni dal sisma, sperano l’Etna e i Flegrei

A dieci anni da quella tragedia, dalle macerie è nata un'eredità scientifica straordinaria

di Dave Hill Cirio -

A dieci anni dal sisma: case puntellate, bar riaperti tra mille difficoltà, vallate che si spalancano dopo salite verticali, piazze svuotate dal silenzio


Il 24 agosto è un giorno in cui il silenzio pesa più delle parole: sono passati esattamente 10 anni da quella notte del 2016 in cui la terra tremò nell’Appennino centrale, colpendo Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

Una ferita profonda

Una ferita impressa nella memoria collettiva dell’Italia. Oggi, quella ferita ha consentito di arrivare ad una buona notizia. A dieci anni da quella tragedia, dalle macerie è nata un’eredità scientifica straordinaria.

Una rivoluzione silenziosa che oggi unisce la terra allo spazio per proteggere i nostri territori più fragili e i nostri vulcani più attivi.

Nei giorni immediatamente successivi al sisma del 2016, i ricercatori del Cnr-Irea iniziarono a elaborare le prime immagini radar satellitari per misurare gli spostamenti del terreno.

Una buona notizia che arriva dallo spazio

Lo spazio fotografò l’impatto: un abbassamento del suolo che ad Accumoli registrò una deformazione fino a circa 20 centimetri. Era la prima applicazione sul campo della tecnica DInSAR (interferometria differenziale radar satellitare), utilizzata allora per misurare “a posteriori” il respiro spezzato della terra.

Oggi, quella tecnologia che fotografava il danno a cose fatte ha compiuto un salto generazionale. Grazie all’evoluzione della tecnica P-SBAS (Parallel Small baseline subset) sviluppata dal Cnr-Irea, si è passati dall’analisi del singolo evento a sistemi permanenti e automatizzati di monitoraggio.

I satelliti della costellazione italiana Cosmo-SkyMed e di quella europea Sentinel-1 scrutano costantemente il territorio, offrendo una misurazione millimetrica di ogni minimo movimento del suolo.

Una speranza per l’Etna e i Campi Flegrei

È proprio qui che risiede la “speranza” per aree vulnerabili come i Campi Flegrei e l’Etna. Questa rete di sentinelle orbitali, nata e perfezionatasi analizzando le ferite del Centro Italia, oggi monitora giorno e notte la complessa dinamica dei Campi Flegrei, dell’Etna, del Vesuvio, di Stromboli e di Vulcano.

Non si tratta di prevedere il futuro, ma di vedere l’invisibile: captare in tempo reale le deformazioni e i millimetrici movimenti del suolo prima che si trasformino in emergenza. Oggi, disponibile uno scudo tecnologico che si estende anche al monitoraggio di frane e dissesti idrogeologici nazionali.

Ma l’eredità di Amatrice non si ferma tra le stelle. Sulla terraferma, il lavoro degli scienziati del nuovo Istituto di Geoscienze del Cnr (Cnr-Geo) ha ridisegnato la sicurezza urbana.

La ricostruzione in sicurezza

Studiando gli effetti locali dello scuotimento ad Amatrice, Accumoli e Arquata, i ricercatori hanno compreso come le caratteristiche del sottosuolo influenzino il moto del terreno. Questa conoscenza, confluita nel Centro per la microzonazione sismica (CentroMs) coordinato dal Cnr, fornisce cartografie fondamentali per pianificare la ricostruzione in sicurezza. C’è poi un indicatore concreto di come la scienza diventi prevenzione.

Si chiama “Condizione limite per l’emergenza” (Cle) ed è lo strumento che analizza i sistemi urbani per garantire l’accessibilità e l’operatività dei soccorsi durante un sisma. Nel 2016, appena il 22% dei Comuni del cratere disponeva di una Cle approvata. Oggi, grazie alla spinta impressa dalla ricostruzione, si è arrivati all’86%. Dieci anni dopo, il modo migliore per onorare le vittime è guardare con fiducia a questo scudo invisibile.

La scienza non può cancellare il dolore di quella notte, ma ha trasformato la tragedia di Amatrice in un patrimonio di conoscenze e strumenti concreti che oggi difendono la nostra vita dal cielo e dal sottosuolo. La prevenzione, finalmente, ha trovato la sua tecnologia.

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