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Poliziotti, gli impegni del Governo dall’assise SIAP

di Giuseppe Tiani -

Giuseppe Tiani, Siap; Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno; Paolo Zangrillo, ministro per la Pa; Adolfo Spezzaferro, L’identità


Le notizie attese dal comparto sono arrivate da Rimini, nell’assise convocata dal Siap per i quarant’anni della fondazione. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha comunicato l’imminente apertura del tavolo sulla previdenza dedicata, attesa dai giovani poliziotti e dal personale con sistema pensionistico misto, e la convocazione del tavolo per il rinnovo contrattuale della dirigenza delle forze di polizia a ordinamento civile e militare.

Oltre l’imminente pubblicazione del DPR di recepimento dell’accordo sindacale del 15 luglio, necessaria per aggiornare le buste paga e corrispondere gli arretrati. Che questi annunci siano stati affidati agli Stati Generali del personale della pubblica sicurezza ha un significato preciso. Il Governo ha scelto il confronto promosso dal Siap per dare risposte pubbliche su questioni che attraversano l’intero comparto sicurezza e difesa.

È un riconoscimento della credibilità costruita in quarant’anni di rappresentanza, della serietà delle proposte e della capacità di sostenere un dialogo istituzionale esigente, aideologico e concreto. La previdenza dedicata investe soprattutto il futuro dei più giovani, ai quali occorre evitare penalizzazioni pensionistiche incompatibili con la specificità del servizio. Chi intraprende il lavoro di polizia assume obblighi, vincoli e rischi lungo tutta la carriera.

Anche la tutela previdenziale deve tenerne conto. L’annuncio di ottobre dà un orizzonte ravvicinato alla rivendicazione sostenuta dal Siap al tavolo contrattuale. Il confronto richiederà soluzioni concrete e risorse adeguate. Analoga concretezza servirà per il rinnovo della dirigenza, chiamata a delicate responsabilità organizzative e operative. Ai lavori hanno partecipato delegazioni sindacali del personale dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria, dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dei Vigili del fuoco.

La delegazione della polizia rumena e il vicepresidente dell’European Police Union hanno arricchito il confronto in prospettiva europea. Esperienze e ordinamenti diversi, accomunati dalla necessità di dare voce al personale e riconoscimento al suo lavoro. Il dibattito su sicurezza interna e democrazia nell’era delle crisi ha mostrato quanto la funzione e le condizioni di chi indossa un’uniforme siano legate alla qualità della vita democratica.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha richiamato un criterio essenziale. Il calo dei reati registrato negli ultimi due anni non autorizza a sottovalutare la domanda di sicurezza dei cittadini. L’efferatezza di alcuni delitti, il coinvolgimento di persone sempre più giovani e la velocità della comunicazione incidono sulla vita delle comunità. I risultati devono incoraggiare il lavoro, mentre le preoccupazioni dei cittadini vanno ascoltate e affrontate. È una responsabilità che richiede presenza, prevenzione e fiducia nelle istituzioni. Zangrillo ha ricondotto questa responsabilità alle donne e agli uomini che la esercitano. Rafforzare la sicurezza significa investire nelle competenze, nella qualità del lavoro e nelle prospettive professionali.

La continuità dei rinnovi contrattuali e la programmazione delle risorse offrono al personale prospettive più certe. Ho riconosciuto questo impegno, insieme alle misure volute da Piantedosi per rafforzare le tutele degli operatori. Restano ineludibili il pieno recupero del potere d’acquisto e un finanziamento autonomo e strutturato della specificità, anche alla luce delle nuove esigenze di sicurezza nazionale. L’intervento del capo della Polizia Vittorio Pisani ha portato il confronto nell’organizzazione dei servizi. La sola popolazione residente non basta più a determinare il fabbisogno degli uffici territoriali. Contano i carichi di lavoro, i flussi delle persone e le trasformazioni dei territori. Passaporti, immigrazione, prevenzione e controllo del territorio impegnano risorse crescenti.

Reclutamento, formazione, equipaggiamenti e alloggi richiedono risposte organiche, come richiesto coralmente dall’assise del Siap. Una sede difficile da raggiungere o una casa economicamente insostenibile incidono sulla continuità del servizio e sulla qualità della vita degli operatori. Il documento conclusivo, approvato all’unanimità, riafferma un punto fermo. L’architettura civile della pubblica sicurezza disegnata dalla legge 121 del 1981 deve restare salda nelle prerogative delle autorità civili e nelle responsabilità di direzione e coordinamento. Le politiche di sicurezza devono rafforzarla, senza alterarne gli equilibri né sovrapporre o confondere funzioni civili e militari.

L’assise rivendica una diversa articolazione contrattuale, attraverso la separazione del Comparto Sicurezza dal Comparto Difesa, per adeguare regole, risorse e trattamenti alle rispettive missioni e condizioni d’impiego. Chiede inoltre la reistituzione, in ciascun ramo del Parlamento, di un’autonoma Commissione permanente per gli Affari interni, che assicuri continuità legislativa, indirizzo e controllo sulle politiche della sicurezza nazionale, pubblica e urbana e sulle condizioni del personale. Su questo terreno si misura la qualità della rappresentanza. Conoscere i problemi, formulare proposte praticabili e verificarne l’attuazione dà forza e sostanza alle richieste dei poliziotti. L’autonomia consente di riconoscere quanto viene fatto e di chiedere con la stessa libertà ciò che ancora manca.

Quarant’anni di storia acquistano valore se aiutano a preparare il futuro. A Rimini gli impegni annunciati hanno indicato un percorso che riguarda migliaia di famiglie e i giovani che scelgono di entrare in polizia. Il nostro compito è seguirlo fino ai risultati. La fiducia riconosciuta a un sindacato diventa una responsabilità in più verso chi rappresenta. E uno Stato che chiede ai poliziotti di custodire le libertà deve saper dare certezza anche al loro futuro.

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