La rete non è il Paese: la politica ascolti i cittadini
di Mauro Nicastri, presidente Fondazione Aidr
Il dato più scomodo dell’articolo di domenica 1 novembre del Corriere della Sera a firma di Simone Canettieri non è il calo di Futuro nazionale: è la distanza tra rumore digitale, consenso e capacità di rappresentare. Da giugno a ottobre, per Socialcom, interazioni e menzioni del movimento sono scese rispettivamente del 70,6% e del 64,9%; il sentiment negativo è cresciuto di cinque punti in cinque mesi. Sono segnali, non un referendum: un post non è un elettore e una piattaforma non è il Paese.
Ma la lezione riguarda tutti. L’apprezzamento del Governo è al 41%, quello di Meloni al 42%: la distanza è minima e non autorizza a scambiare visibilità della premier per fiducia in ogni scelta. Il centrodestra non può liquidare il calo di un alleato potenziale come un problema altrui: se la competizione si riduce a chi presidia meglio l’algoritmo, restano fuori bollette, sanità, lavoro, servizi, in sintesi il caro vita. Il centrosinistra non può leggere ogni difficoltà della maggioranza come consenso automatico: senza una proposta comune, l’indignazione online si dissolve nell’astensione. E Futuro nazionale deve dimostrare che iscritti, raccolte e viralità diventano classe dirigente, candidati credibili e soluzioni verificabili. L’identità mobilita; da sola non governa.
Nel monitoraggio Socialcom sul dibattito online della legge elettorale, gli utenti risultano divisi: circa un terzo esprime interesse, un terzo approvazione, un quinto critica; emerge anche disillusione. Non è un campione di tutti i cittadini né di tutti i social. Proprio per questo servono ascolto trasparente e dati comparabili, non frasi selezionate per confermare la propria tesi. La stabilità non è un assegno in bianco.
AIDR, che da dieci anni riunisce competenze tecnologiche diverse, propone un criterio semplice: valutiamo Governo, centrodestra, centrosinistra e nuove forze con le stesse domande. Che cosa promettono? Che cosa realizzano? Con quali tempi, costi e risultati per le persone? Le piattaforme possono amplificare contenuti e profilare elettori; non provano da sole un’interferenza straniera né misurano la volontà popolare. Servono trasparenza degli annunci politici, tutela dei dati e controlli indipendenti, per ogni schieramento.
La democrazia non si difende attribuendo colpe senza prove. Si difende rendendo visibili responsabilità e risultati, prima che il cittadino concluda che nessuno lo ascolta.
PER TUTTE LE NEWS DI POLITICA
Torna alle notizie in home