Abusi sessuali online, i giovani chiedono più regole in Rete
Da loro non solo un appello alla legge, ma alla cultura digitale che sta formando la loro intera generazione
Abusi sessuali online sui giovani, non solo un crimine. È il segno che la nostra società digitale non sa proteggere chi vi cresce.
Abusi sessuali online in crescita
Due arresti e quattro indagati per violenza sessuale online a distanza ai danni di minori in una inchiesta della Procura di Milano e dalla Polizia Postale. Nella rete due uomini di 47 e 31 anni, fermati nelle province di Trento e Reggio Calabria per detenzione e diffusione di ingente materiale pedopornografico. Altri quattro soggetti, tra Milano, Roma, Latina e Brescia, indagati per concorso.
È il fenomeno chiamato “live distant child abuse”, l’abuso sessuale commesso in diretta online su minori con strumenti digitali che consentono agli aggressori di interagire a distanza con la vittima. La tecnologia non più solo un mezzo di scambio di materiale illecito ma direttamente uno strumento di abuso e sfruttamento.
Denunce e arresti
L’indagine, in un più ampio modello di crimine online. I casi emersi non rappresentano un’eccezione. I reati contro minorenni in Italia non diminuiscono: crescono. Nel 2024 hanno superato quota 7.200 denunce, record storico, con un aumento del 4% in un solo anno e oltre +30% nell’ultimo decennio. Quasi 20 minori vittime di reato ogni giorno. Le ragazze, due terzi delle vittime.
Nel 2025 il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online ha gestito oltre 2.500 casi legati a materiale di sfruttamento minorile digitale e 2122 arresti. Sono stati monitorati più di 16.500 siti web sospetti e quasi 3mila domini inseriti nella blacklist nazionale per contrastare l’accesso a contenuti illegali.
I rischi
La crescita più rapida, nell’area digitale: pornografia minorile online, adescamento e detenzione di materiale pedopornografico con incrementi a doppia cifra. Secondo gli investigatori, la Rete non più solo un archivio di contenuti illegali ma luogo operativo di abuso.
Vi avvengono coercizione in diretta, ricatti sessuali, manipolazione emotiva e sfruttamento economico. Il crimine contro i minori si sposta quindi verso ambienti criptati, chat private e piattaforme di gaming o social. Lì l’identità adulta si maschera facilmente e la vittima non percepisce subito il pericolo.
Rischi del web vissuti direttamente dai giovani. Dall’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes, OneDay e ScuolaZoo, un quadro allarmante ma dettagliato del rapporto tra la Generazione Z e la violenza digitale. Il 65% dichiara di aver subito almeno una forma di violenza (fisica, psicologica o digitale). Di questi, il 19% ha subito cyberbullismo, mentre formazioni di abuso verbale o psicologico sono particolarmente diffuse.
La richiesta di regole più severe
Una parte significativa della violenza, online: per il 70% dei ragazzi, internet e piattaforme digitali sono oggi i luoghi dove più probabilmente si verifica una violenza. Una catena: atteggiamenti offensivi, molestie, condivisione non consensuale di contenuti e forme aggressive di interazione.
Tra i rischi, il “revenge porn” o la condivisione non consensuale di immagini intime (seguita dal cyberbullismo e dall’isolamento dalla vita reale). Oltre il 58% degli under 26 individua nella diffusione di foto o video intimi il rischio maggiore del web. E il 70% degli intervistati chiede regole più severe per limitare la violenza online. Segno che non c’è solo paura: esiste una consapevolezza nuova e una richiesta di tutela attiva. Dal bullismo al reato, un fenomeno non isolato.
Quasi la metà degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito cyberbullismo, con circa oltre 1 milione di adolescenti coinvolti. Si aggiunge alla categoria più ampia di “violenza digitale” che comprende molestie, hate speech, stalking e diffusione di materiale sessualmente esplicito senza consenso. Una violenza con impatti concreti: perdita di autostima, isolamento sociale, ansia, depressione e difficoltà di relazione.
Il digitale non è un “luogo neutro”
Così, ogni inchiesta un punto critico nella lotta alla pedopornografia, senza esaurire il problema. Un’indagine come quella di Terre des Hommes dice che il digitale non è un “luogo neutro”. E’ uno spazio di scontro, dove dinamiche di potere, anonimato e impunità creano condizioni ideali per chi vuole sfruttare i più vulnerabili.
Se i giovani stessi percepiscono la Rete come principale rischio di violenza, allora il tema non è solo giudiziario. Diventa sociale, educativo e normativo. La tecnologia aumenta l’accesso e la connessione, ma non garantisce protezione. I giovani chiedono regole chiare: limitare la violenza online, proteggere la privacy, educare alla responsabilità digitale. Da loro, non solo un appello alla legge, ma alla cultura digitale che sta formando la loro intera generazione.
Le indagini giudiziarie, sempre fondamentali per punire i colpevoli. Ma comprendere come la violenza si intreccia con esperienze quotidiane, relazioni e sistemi di comunicazione digitale è essenziale per intervenire prima che il danno si consumi.
In questo campo, i dati che arrivano dalle loro testimonianze non un semplice supplemento. Le loro voci sono la parte cruciale della diagnosi di un fenomeno che nessuna società può permettersi di ignorare.
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