L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Cessate il fuoco, l’Iran e Trump: “Se accordo non sarà buono torniamo in guerra”

Il primo round di negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran inizierà venerdì a Islamabad

di Lino Sasso -


Un accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato raggiunto nella notte, a poche ore da un’escalation che rischiava di sfociare in un conflitto ancora più ampio nel Golfo Persico. L’intesa, della durata di due settimane, è stata annunciata dal presidente americano Donald Trump sulla piattaforma Truth. Una conferma è giunta anche da Teheran. L’intesa fa seguito a un’intensa attività diplomatica guidata dal Pakistan e sostenuta da un intervento decisivo della Cina che ha inciso considerevolmente per ammorbidire la posizione di Teheran. Secondo i termini dell’intesa per le prossime due settimane l’Iran garantirà il passaggio sicuro di petroliere, navi gasiere e cargo commerciali. Gli Stati Uniti e Israele sospenderanno invece le operazioni militari contro obiettivi iraniani. La tregua vale anche per il Libano, da tempo sotto il fuoco di Israele.

Petrolio in forte calo in vista della riapertura di Hormuz

L’annuncio del cessate il fuoco ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Le contrattazioni del greggio hanno subito registrato un netto calo del prezzo al barile. Con l’ipotesi di un’escalation gli operatori temevano infatti un’interruzione delle forniture globali in caso di blocco dello Stretto di Hormuz. Poco prima che l’accordo fosse annunciato in diverse città iraniane si sono registrate mobilitazioni della popolazione. Catene umane sono state formate attorno a infrastrutture strategiche come ponti e centrali elettriche. Non è chiaro se queste iniziative siano spontanee o coordinate dalle autorità. Ad ogni modo, un funzionario statunitense ha confermato che le operazioni militari americane sono state sospese in conformità con l’accordo.

Le prospettive del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran

Il cessate il fuoco rappresenta una finestra diplomatica cruciale. Le prossime due settimane saranno decisive per trasformare questa tregua in un accordo più stabile. Molto dipenderà dall’esito dei colloqui in Pakistan e dalla volontà delle parti di evitare una nuova escalation. Il primo round di negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran inizierà venerdì proprio a Islamabad. Per gli Stati Uniti parteciperà addirittura il vicepresidente JD Vance, a dimostrazione di quanto si punti a un accordo realmente duraturo. Lo stesso Trump nell’annunciare la tregua ha fatto presente come il piano in 10 punti presentato da Teheran rappresenti una buona base di partenza per negoziare la pace. L’Iran dal canto suo canta vittoria ma invita alla massima allerta finché non saranno definiti tutti i dettagli relativi alla fine delle ostilità.

Il ruolo della Cina

La Cina ha esercitato forti pressioni diplomatiche su Teheran per accettare la tregua, puntando a stabilizzare le rotte energetiche ed evitare un conflitto regionale che danneggerebbe i suoi massicci investimenti economici nell’area.

La soddisfazione di Papa Leone

“A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo accolgo con soddisfazione e come segno dei viva speranza l’annuncio di una tregua immediata di due settimane in Iran e Medio Oriente”. A esprimere questi sentimenti è stato Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale di stamane in piazza San Pietro. Il pontefice ha aggiunto: “Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra. Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo”. Quindi l’appuntamento: “Invito tutti a unirsi a me della veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella basilica di San Pietro sabato 11 aprile”.

Trump non si ferma

Il presidente americano Donald Trump conversando con Sky News, ha detto che gli Usa hanno ottenuto “tutto ciò che volevamo ottenere sul piano militare” e che dunque si è trattato di “una vittoria totale da quel punto di vista e da ogni altro punto di vista”. Ma prima di considerare tutto finito, Trump vuol vederci chiaro. Il presidente crede che l’accordo sia “buono” ma nel caso non dovesse funzionare “ci torniamo immediatamente”, in guerra “molto facilmente”, ha affermato.


Torna alle notizie in home