GuAI in vista
Intelligenza artificiale: Obama contro Trump, la Cina supera gli Usa sui consumi e la Ue resta a guardare
Un rapporto di Morgan Stanley riferisce che gli utenti cinesi usano molto di più l’intelligenza artificiale rispetto a quelli americani. E, soprattutto, la utilizzano per faccende quotidiane, normali. Per fare acquisti, per esempio. Ciò grazie al fatto che alcuni tra i big dell’e-commerce asiatico e dei servizi web del Dragone, come Tencent (leggi WeChat) e Alibaba, hanno implementato l’Ai nelle loro app. I numeri del report presentato dalla banca d’affari rivelano che l’80% degli utenti cinesi utilizza, con una frequenza almeno settimanale, l’intelligenza artificiale. Viceversa, gli americani che compulsano l’Ia con la stessa regolarità non sono che il 54%. Intendiamoci, numeri che restano molto alti. Ma che non reggono il passo: la Cina ha già superato gli Stati Uniti in termini di utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei consumatori.
Consumer Ai, lo sprint della Cina sugli Usa
La commercializzazione dell’Ai, in buona sostanza, è avanti in Asia perché la strategia è stata quella di abbinarla a infrastrutture digitali già esistenti e già abbondantemente usate e conosciute dai cittadini. Da ciò deriva il fatto che il mercato dell’Ai per i consumatori, da qui al 2030, potrebbe valere fino a 300 miliardi di renminbi (pari a qualcosa come 38,7 miliardi di euro o se preferite a poco meno di 45 miliardi di dollari). Un mercato enorme di cui beneficeranno, naturalmente, le Over the top locali.
Ma gli americani al top nella ricerca e potenza di calcolo
Non è dirimente, sia chiaro. Non è questo che pone il Dragone al di sopra degli Stati Uniti. Anzi. Il divario tecnologico rimane molto ampio tra Washington e Pechino. La cosiddetta intelligenza artificiale di frontiera, ossia i progetti legati a modelli nuovi e alle sperimentazioni sempre più potenti, rimane saldamente in mano agli americani. Ma negli States, e più in generale nel mondo occidentale, il dibattito inizia a farsi davvero spinoso. L’ennesimo ricercatore, stavolta proveniente da Google e già al lavoro sul progetto DeepMind, ha ribadito che la nuova tecnologia può “ucciderci tutti”.
Spunta un nuovo ricercatore pentito
Bilal Chugtai ha spiegato che “le cose diventeranno solo più folli: penso sia possibile che le aziende Ia, nei prossimi anni, riescano a costruire sistemi superintelligenti che superino di gran lunga le capacità umane in ogni ambito”. Per questo, teme che gli attacchi incontrollati e incontrollabili potrebbero moltiplicarsi: “Non sono sicuro che questi sistemi faranno ciò che vogliamo. In particolare, superintelligenze non allineate potrebbero, proprio come gli agenti fuori controllo coinvolti nell’incidente di HuggingFace, sfuggire al nostro controllo e compiere azioni pericolose che potrebbero portare all’impoverimento permanente o alla morte dell’umanità”.
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Obama scende in campo, Trump lo rintuzza
In America, il tema è squisitamente politico. Donald Trump ha detto che gli allarmismi altro non rappresentano che “bufale” che vengono portate avanti “dai Democratici della Sinistra Radicale ricorda la loro truffa sul riscaldamento globale di non molto tempo fa, quando tutti sarebbero dovuti morire a causa del caldo estremo”. Il riferimento non è peregrino. Già, perché sul tema è sceso in campo direttamente Barack Obama. Che ha iniziato a dedicare tanto tempo (e altrettanti twit) all’argomento: “Abbiamo bisogno del governo – e in particolare dei nostri leader a Washington – che prendano iniziativa nel proporre proposte concrete, leggi e regolamenti che affrontino seri problemi di sicurezza, prevedano l’impatto dell’Ai sul lavoro e sui nostri figli, e assicurino che i benefici dell’Ai siano ampiamente distribuiti”. I dem Usa hanno intenzione di fare il pieno di voti alle Midterm e hanno intenzione di capitalizzare il forte disagio denunciato sui territori a causa dei data center che consumano suolo, risorse ed energia facendone impennare il prezzo per le famiglie.
I (veri) timori di Pechino
Le critiche, o meglio i timori, legati all’Ai non sono però solo uno scrupolo occidentale. Anche in Cina si comincia a temere che l’intelligenza artificiale possa rappresentare una minaccia per il governo e per il Partito comunista. Il New York Times ha citato l’intervento di Chen Yixin, capo dei servizi civili di Pechino, secondo cui c’è la possibilità che le piattaforme possano essere utilizzate per potenziare il cyberterrorismo e per istillare paura e disordine, inoculando fake news e propaganda ostile, anche tramite attacchi informatici sempre più raffinati e campagne di disinformazione magari condite dai video deepfake. Ciò, però, non induce Pechino a demonizzare le nuove tecnologie. E, anzi, ogni appello a rallentare viene derubricato come tentativo di “allarmismo” finalizzato a provocare scontri e impegnarsi in una competizione sleale non farebbe altro che compromettere la governance globale dell’Ia. Insomma, a impedire che qualcun altro possa riuscire a fare come, se non meglio, degli americani e a farlo in casa sua.
E la Ue che fa?
In tutto questo discorso manca l’Europa. In attesa di ciò che dirà stamattina la signora von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, c’è la governatrice Bce Christine Lagarde. Che continua a chiedere investimenti in data center e che i risparmi privati dei cittadini europei siano canalizzati e sfruttati per finanziare l’innovazione e la ricerca made in Ue. Manca, però, una cosa: innanzitutto occorrerebbe arrivare a una sorta di debito comune o, quantomeno, ad unificare il più possibile i mercati dei capitali. Questo non c’è, nessuno lo vuole in Europa.
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