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Non lasciamo gli anziani da soli

Quattro anziani su dieci vivono soli, un problema che va oltre l'aspetto culturale e valoriale

di Giovanni Vasso -


Non lasciamoli soli. E non solo a Natale. In Italia ci sono sempre più anziani e sono sempre più soli. Si tratta di (almeno) 4,4 milioni di persone, il 40 per cento totale degli over 65 che vivono in un Paese, come l’Italia, che invecchia giorno dopo giorno. I dati del report Osservasalute riferiscono che quattro anziani su dieci vivono da soli e che addirittura 1,3 milioni di ultra 75enni non riceverebbe l’aiuto adeguato per assolvere ai bisogni e alle necessità quotidiane.

Anziani sempre più soli in Italia

Problemi seri, serissimi, affliggono i nonni d’Italia. Alle malattie croniche si unisce, dunque, il dramma della solitudine. Che peggiora la percezione della qualità della vita. Più o meno un malato cronico su cinque si dice completamente insoddisfatto delle sue condizioni, si tratta del 19,1%. Ma non va mica meglio agli anziani che, per fortuna loro, non soffrono di morbi con cui debbono imparare a convivere. Un anziano su dieci è insoddisfatto, senz’appello, delle sue condizioni di vita. Ed è, questo, un problema davvero serio. Perché vivere da soli, con un bisogno d’aiuto che rimane inespresso e insoddisfatto, porta all’insorgere di guai importanti.

Se la solitudine diventa una malattia

A cominciare dalle malattie mentali. Che, ancora oggi, in Italia non godono dell’attenzione che meriterebbero. Nello stesso report Osservasalute, difatti, si legge che la spesa italiana in salute mentale è tra le più basse in tutta la Ue e incide per circa il 3,5 per cento dell’intera spesa sanitaria nazionale. Il guaio è che il nostro è un Paese a due velocità. E la situazione, al Nord, è completamente diversa di quella che si vive al Sud dove i problemi sono inversamente proporzionali al denaro investito: tanti a fronte di pochi. Ma la solitudine, però, incide non solo sullo spirito e sulla psiche. Ma anche, se non soprattutto, sul corpo e sulle condizioni fisiche di chi è costretto, suo malgrado, a sperimentarla. Non è mica un mistero che la solitudine aggravi morbi e malattie di natura neurodegenerative. Su tutte il Parkinson. E, peggio ancora, vivere soli e insoddisfatti creerebbe, secondo un numero sempre maggiore di studi sanitari, le condizioni ideali per l’insorgenza dell’Alzheimer.

Il Paese ora deve interrogarsi

Le criticità di oggi sono i drammi di domani. Specialmente se di mezzo ci sono gli anziani. A maggior ragione se parliamo di un Paese in cui si invecchia sempre di più. E dove l’età media continua a salire (nel 2024 s’è attestata a 46,6 anni) e raggiungerà da qui al 2050 (ossia tra venticinque anni) la soglia record di 50,8 anni. La situazione che vivono oggi gli anziani non è che l’antipasto di ciò che capiterà a chi oggi è giovane. Già, perché nei numeri si legge che si tratta di un problema che affligge soprattutto le donne. A fronte di 1,3 milioni di anziani soli di sesso maschile, ci sono ben 3,1 milioni di signore. Per lo più vedove. “Condannate” alla solitudine anche dall’aspettativa di vita che per le donne continua a essere migliore che per gli uomini. Ma sole, appunto. Con tutto ciò che ne deriva. Dalle piccole difficoltà quotidiane fino ai problemi più rilevanti.

Povertà e bisogni

A cominciare dalle bollette, dai pagamenti, dalle questioni economiche. La stragrande maggioranza di queste nonne (e nonni) vive di pensione e si ritrova ad affrontare il carovita talora con gli assegni minimi e di reversibilità. Insomma, la sopravvivenza si fa ancora più dura per chi, con un unico assegno, deve fare fronte a tante questioni: dalla luce al gas, fino alla spesa e al condominio. Facendo uscire qualcosa, magari, da regalare ai figli o ai nipoti che non lavorano. La pensione, in alcune zone d’Italia, continua a rappresentare una sorta di ammortizzatore sociale che consente a tante famiglie di andare avanti. Ma, quando gli anziani sono soli, spesso il problema è anche nella povertà che si ritrovano a soffrire.

Dove va il Paese

L’Italia, intanto, continua a invecchiare. I dati Istat riferiscono che, complice la crescita dell’aspettativa di vita, aumentano i “grandi anziani”. Compiere cento anni, a breve, potrebbe essere non può meno straordinario. Ma ci sono sempre meno bambini. Anche il 2024 è stato reso glaciale dall’inverno demografico. Il tasso medio di figli per donna è sprofondato a 1,18. Mai così basso. L’ultima volta era stata nel 1995 quando il numero di figli scese a 1,19. Se si isolano solo i dati di fecondità delle donne italiane, ecco che le cifre risultano ancora più inquietanti: il tasso precipita a 1,11. Va da sé, dunque, che l’unica conseguenza possibile è che, da qui ai prossimi decenni, il numero di anziani soli continuerà a salire, in maniera sempre più inarrestabile. È una questione matematica e statistica prima ancora che sentimentale, valoriale e culturale. Il nostro Paese, che viaggia verso l’invecchiamento, sarà popolato da persone sempre più “grandi” e sempre più sole.

La solitudine di oggi è il deserto di domani

Questo è il destino che appare segnato per l’Italia. Lasciare soli gli anziani non è solo qualcosa che non va dal punto di vista degli affetti. No. Non alleviare la solitudine di chi ne soffre oggi è legittimare prima e costruire poi un mondo, anzi un’Italia, ancora più sconnessa e solitaria domani. Dove si vive come monadi, passando la giornata attendendo un gesto di gentilezza, una telefonata, tra una soap opera e una televendita. Non è vita, questa. Non è giusto, così. Perciò non è il caso di lasciare gli anziani da soli. E non solo a Natale. Ma, compatibilmente con le necessità della vita di ognuno, sempre.


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