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Deportazione di massa? Ilaria Salis e l’apocalisse europea spiegata male

Deportazione di massa” e campi extra-territoriali: l’Europa diventa catastrofe, almeno secondo Ilaria Salis e le sue parole apocalittiche

di Anna Tortora -


L’Europa secondo Ilaria Salis: tra catastrofe e uffici

Ilaria Salis sostiene che il Consiglio UE abbia approvato normative sui rimpatri e sui cosiddetti “paesi di origine sicuri” e “paesi terzi sicuri.” Roba da ufficio: procedure più veloci per rimandare persone nei loro Paesi d’origine. Nulla di apocalittico.
Ma per Salis no. Per lei è “un mandato che, fino a pochi anni fa, sarebbe parso impensabile in un sistema democratico: il via libera ad un piano di deportazione di massa.” Deportazione di massa. Non un aggiornamento burocratico, non un regolamento. La parola magica che trasforma un documento UE in fine del mondo.
Poi arrivano i dettagli da film distopico: “campi di detenzione extra-territoriali, procedure accelerate e garanzie drasticamente ridotte.” Il diritto internazionale diventa carta straccia. Lo Stato decide chi sta dove. Tutto molto dark, tutto molto serio, tutto perfetto per social e titoloni catastrofici.

Clima autoritario e indignazione perpetua

Salis prosegue: “Il problema è l’estrema destra, certo, ma non solo. Il problema è un clima generale sempre più autoritario, che colpisce con crescente violenza e disprezzo le persone migranti e razzializzate.” Oggi tocca a loro. Domani? Chissà. Magari a chi sorride in pubblico, a chi non condivide abbastanza post indignati, a chi legge poco i comunicati UE.
E la strategia per resistere? “Noi faremo ciò che è giusto, anche in direzione ostinata e contraria: continueremo a lottare per i diritti di ciascuno e di tutti, alla ricerca di alleanze internazionaliste capaci di sfidare questa deriva.” Indignazione perpetua, modalità turbo, abbonamento annuale incluso. Nessuna pausa, mai un respiro.
Qui Salis dimostra l’arte della catastrofe emotiva: campi extra-territoriali, procedure accelerate, garanzie ridotte. Tutto raccontato come se l’Europa stesse organizzando un Reich moderno, quando in realtà parliamo di moduli, protocolli e qualche regolamento fastidioso.

L’Europa apocalittica che non c’è

Piani di deportazione di massa, campi extra-territoriali, procedure accelerate. L’Europa sembra un film horror burocratico. Noi che pensavamo di avere a che fare con uffici, regolamenti e qualche modulo noioso.
Ma niente di tutto questo conta. Meglio lanciare parole apocalittiche, strapazzare iperboli e trasformare ogni aggiornamento UE in fine del mondo. Hollywood ci farebbe un film, Netflix una serie, e noi? Restiamo qui a ridere, a prendere appunti e a domandarci con il giusto sarcasmo: ma davvero qualcuno prende sul serio questa catastrofe da social?
In sintesi: l’Europa reale va avanti, tra procedure e protocolli. L’apocalisse? Esiste solo nei post drammatici sui social.

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