Attentato a Ranucci, il Riesame: “Metodo mafioso”
Lunedì anche Lavitola al Riesame, probabilmente in videocollegamento da Rebibbia
L'esterno del carcere di Rebibbia
Attentato a Sigfrido Ranucci: “Azione mafiosa ed eseguita su mandato”, le motivazioni del Riesame.
L’attentato a Ranucci: “Metodo mafioso”
Un’azione programmata nei minimi dettagli, eseguita su commissione e rafforzata da una struttura capace di garantire copertura e protezione agli esecutori.
Il Tribunale del Riesame di Roma ha depositato le motivazioni con cui ha confermato le misure cautelari per i quattro componenti del commando accusato dell’attentato dinamitardo compiuto lo scorso ottobre ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.
Per i giudici capitolini non ci sono dubbi sulla matrice e sulle modalità della deflagrazione avvenuta fuori dall’abitazione del conduttore.
Si è trattato di un’operazione “sorretta da un’organizzazione capace di assicurare agli esecutori appoggio e protezione e attuata mediante modalità oggettivamente idonee a evocare, agli occhi della persona offesa, la forza intimidatrice tipica dell’agire mafioso”.
I 4 del commando rimangono in carcere (una ai domiciliari)
I magistrati del collegio hanno pienamente riconosciuto la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso e la concretezza delle esigenze cautelari per gli indagati — tre in carcere e uno agli arresti domiciliari — avallando l’impostazione della Procura recepita dal gip.
Nel dettaglio, i giudici evidenziano il nitido “pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie, desumibile anzitutto dalle modalità dell’azione, preceduta da sopralluogo e realizzata attraverso la ripartizione dei compiti”.
In più, “l’impiego di materiale esplosivo e il coinvolgimento in un contesto criminale strutturato, che rivelano una non occasionale disponibilità a fornire un apporto consapevole alla programmazione e alla gestione di condotte di particolare gravità”.
Gli interrogatori
Gli sviluppi giudiziari si intrecciano con i recenti passaggi procedurali. Lo scorso 27 agosto, due degli indagati, D’Avino e Antonio Passariello, sono stati sottoposti a un lungo interrogatorio da parte del pubblico ministero Edoardo De Santis.
Le loro ricostruzioni sono state tuttavia liquidate come “reticenti e contraddittorie” dal gip di Roma, che ha mantenuto la misura della custodia cautelare in carcere. A seguito del deposito dei verbali del Riesame, i legali della difesa, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, hanno già annunciato ricorso in Cassazione.
Lunedì Lavitola in videocollegamento al Riessame
Sullo sfondo della vicenda resta la posizione del mandante reo confesso dell’attentato, l’ex giornalista Valter Lavitola, attualmente recluso in carcere.
Lavitola è atteso lunedì prossimo a Piazzale Clodio – probabilmente in videocollegamento – per l’udienza davanti al Tribunale del Riesame. Nel corso dell’udienza è previsto che rilasci dichiarazioni spontanee per chiarire il proprio ruolo nella catena d’ordine che ha portato all’attacco.
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