Autismo: uscire dalle parole e costruire un sistema tra vita, lavoro e dignità
di LETIZIA BONELLI
Certe parole, a furia di circolare nelle giornate simboliche, finiscono per perdere consistenza. Consapevolezza appartiene a questa categoria, perché resta spesso confinata in un perimetro di buone intenzioni che non toccano la vita concreta.
“Ripensiamo l’autismo”, l’evento che mette al centro la consapevolezza
A Caserta nella sede di Confindustria, il convegno “Ripensiamo l’Autismo” ha provato a restituirle un peso reale, portando nello stesso luogo chi vive il tema nella quotidianità e chi ne determina le condizioni materiali. L’iniziativa, organizzata dalla cooperativa sociale L’arte dell’incontro e moderata da don Luigi Castiello, presidente del Comitato Disabili Uniti, ha trovato nel promotore Bruno Cortese una regia capace di tenere insieme interlocutori che raramente dialogano con continuità. Attorno allo stesso tavolo si sono incontrati il mondo delle famiglie e quello delle cooperative, l’impresa rappresentata da Confindustria Caserta e da Barilla s.p.a., il credito cooperativo affiancato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, la sanità, la scuola e la politica, nella persona del senatore Francesco Urraro.
Il punto di partenza resta nei dati, che da anni segnalano una crescita costante delle persone con autismo e impongono una revisione seria degli strumenti. In questo quadro si inserisce la posizione espressa da Bruno Cortese, secondo cui l’autismo “non può più essere prerogativa di un solo settore della società ma deve coinvolgere in modo sinergico l’intero territorio, prevedendo una corresponsabilità operativa di tutte le parti per gestire in modo coerente il sistema autismo”. La frase contiene un passaggio netto, perché sposta il tema fuori da una gestione settoriale e lo consegna a una responsabilità diffusa che chiama in causa l’intero tessuto sociale.
Un quadro che presenta ancora tanti limiti
Il confronto sviluppato nel corso della mattinata ha restituito un quadro ancora segnato da limiti evidenti. Le associazioni e le cooperative presenti hanno richiamato le criticità che continuano a pesare sulle famiglie, mettendo in luce una distanza tra bisogni reali e risposte disponibili. Ne emerge una consapevolezza ancora incompleta, che fatica a tradursi in percorsi stabili e in soluzioni capaci di accompagnare le persone nel tempo. Il rischio resta quello di un approccio che si ferma alla dimensione sanitaria o assistenziale, mentre la vita quotidiana richiede strumenti più ampi e continui.
Su questo terreno si è inserito anche il contributo dell’avvocato Colombo, Garante Regionale delle persone con disabilità, che ha indicato la necessità di passare “da una logica sanitaria e assistenzialistica a una sociale ed inclusiva”. La distinzione incide sulla sostanza delle politiche, perché introduce un criterio di valutazione legato alla qualità della vita e alla possibilità di partecipare pienamente al contesto sociale. Le misure oggi presenti risultano inadeguate rispetto alla complessità del fenomeno e alla crescita dei bisogni.
Il delicato tema del lavoro
Il nodo centrale resta quello del lavoro, che rappresenta il punto in cui l’inclusione assume una forma concreta. Dal confronto è emersa con chiarezza l’esigenza che le aziende trovino nel sociale una dimensione strutturale della propria attività, anche attraverso accomodamenti ragionevoli destinati ai lavoratori con autismo. Il lavoro diventa così lo strumento attraverso cui si costruisce autonomia e si restituisce dignità alla persona. Quando il sistema produttivo si apre a questa prospettiva, il beneficio supera il singolo caso e incide sulla qualità complessiva della comunità.
L’incontro di Caserta assume quindi un valore che va oltre la ricorrenza. Il tema dell’autismo richiede un patto stabile tra ambiti che spesso procedono su binari separati, mentre qui si è provato a costruire un terreno comune. La salute incrocia il lavoro, la scuola entra in dialogo con l’impresa, il credito diventa parte di un processo che riguarda la vita delle persone. Alla fine della mattinata è stato espresso un augurio chiaro, “Buona responsabilità sociale a tutti”, con l’idea di costruire una società nella quale “l’inclusione non sia assistenza ma partecipazione”, come ha ricordato Paolo Vassallo.
Qui si misura la distanza tra le parole e i fatti, perché la partecipazione richiede scelte che incidono davvero sulle condizioni di vita.
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