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Giustizia

Giudici terzi e magistratura indipendente: il Sì al referendum secondo l’avv. Benedetto

di Anna Tortora -

Giuseppe Benedetto, durante la presentazione del Comitato SìSepara, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, per sostenere la riforma della giustizia in vista del referendum 2026. Roma, 12 novembre 2025. ANSA/MASSIMO PERCOSSI


Il referendum confermativo sulla riforma riapre il dibattito sull’indipendenza della magistratura e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. L’avv. Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, spiega perché il Sì rappresenta un passo fondamentale per garantire giudici realmente terzi e imparziali.

Dal punto di vista costituzionale e giuridico, quali elementi della riforma Nordio rendono il Sì necessario per migliorare l’efficienza e la chiarezza del sistema giudiziario?

La separazione delle carriere è già prevista in Costituzione. La riforma dell’articolo 111, del 1999, prevede che il processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. Manca però a quell’articolo quello che chiamo “l’ultimo scalino”, la conclusione logica, che è appunto la separazione delle carriere dei magistrati. Il tema è dunque già presente nell’impianto costituzionale vigente, l’attuale riforma altro non è che il completamento logico di quel percorso partito nel 1989 , quando Giuliano Vassalli introdusse il Codice di procedura penale di rito accusatorio.

In che modo la riforma contribuisce a rafforzare l’indipendenza e l’efficacia della magistratura, garantendo al contempo un equilibrio tra poteri?

Non c’è dubbio che in questi anni l’equilibrio tra i poteri dello Stato si sia incrinato. C’è stata da parte della magistratura una debordante e costante occupazione di spazi che non le sono propri e non le competono. La riforma consentirà di avere un giudice effettivamente terzo, un giudice più forte e più libero dai condizionamenti, che non sono solo i condizionamenti della politica, come vogliono far credere dal fronte del No, ma anche e soprattutto i condizionamenti dei Pm, particolarmente nella fase delle indagini preliminari.

Quali effetti concreti sul funzionamento dei tribunali e sulla rapidità dei procedimenti prevede l’approvazione del Sì?

Questa non è una riforma della giustizia, come ha specificato più volte il ministro Nordio, ma è una riforma della magistratura. Altri sono i provvedimenti necessari per rendere più rapidi i processi, a iniziare dal processo civile. A me pare che già dai tempi della riforma Cartabia qualcosa sia stato fatto, so che altro è in elaborazione. Sono però leggi ordinarie, non leggi costituzionali, i provvedimenti che devono incidere su questioni come la durata del processo; per cui sono due temi da tenere assolutamente separati.

Come risponde alle critiche sul rischio di squilibrio tra garanzie processuali e responsabilità giudiziaria?

Le garanzie processuali sono assicurare dal Codice di procedura penale, che non è stato in alcun modo toccato. Ma aggiungo che, se questa riforma sarà confermata dai cittadini, le garanzie saranno ampliate perché l’imputato che entrerà in un’aula di Tribunale troverà di fronte a sé un giudice realmente terzo e realmente imparziale, distinto e distante da accusa e difesa. Non mi stancherò mai di ribadire un concetto fondamentale: un giudice non deve solo essere terzo ma deve anche apparire come tale e a chi sostiene che questo oggi sia un falso problema, domando: giochereste una partita sapendo che l’arbitro indossa la stessa maglia dei vostri avversari?

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