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Politica

Battilocchio in Albania: “Italia apripista del Patto Ue”

Il deputato azzurro nei centri con Flavio Cattaneo

di Angelo Vitale -

La delegazione azzurra in Albania


Una delegazione di Forza Italia, guidata dai deputati Alessandro Cattaneo e Alessandro Battilocchio, ha compiuto ieri una visita ufficiale ai centri di Gjader e Shenjin in Albania, strutture che l’Italia ha realizzato nell’ambito di un progetto bilaterale con Tirana per la gestione dei flussi migratori.

Battilocchio e Cattaneo in Albania

L’obiettivo dichiarato, valutare “la situazione sul campo”, incrociare, come dice a L’identità Alessandro Battilocchio, “la professionalità e le competenze del personale italiano che opera nei centri”. Personale inserito nel quadro di “esternalizzazione dei controlli di frontiera” previsto dal “Patto per la Migrazione e l’Asilo” dell’Unione europea, “pronto ad entrare – conferma Battilocchio – in piena operatività dal prossimo mese di giugno“.

La visita – la sesta volta in questi territori per l’azzurro responsabile del Dipartimento Immigrazione – anche “per constare quanto il modello Italia attiri l’attenzione di delegazioni internazionali, anche extraeuropee, interessate ad approfondire i dettagli di un progetto innovativo che ha fatto dell’Italia l’apripista su un approccio nuovo a una questione per anni irrisolta”. La delegazione azzurra in Albania pure per “non abbassare la guardia su un tema ove i dati, che non sono di una narrativa di parte, ma ufficiali del Viminale, illustrano quanto la situazione sia cambiata, con cali dell’immigrazione irregolare fino al 75 per cento, negli ultimi mesi. Non il risultato di un colpo di bacchetta magica ma per la costruzione, determinata ed efficace, di una risposta di sistema”.

“Oltre la logica dell’emergenza”

“Abbiamo superato – afferma il deputato – la logica dell’emergenza con controlli più accurati, più efficaci rapporti bilaterali con i Paesi di transito, più snelle modalità per l’immigrazione legale, più dirette relazioni con i Paesi di origine, favorite anche dalla sempre più ampia manovra del Piano Mattei”.

La visita di ieri, in un contesto di forte attenzione politica in Italia e in Europa sulla gestione dei migranti irregolari e sulle modalità di controllo delle frontiere esterne dell’Ue. Per i rappresentanti di Forza Italia arrivati in Albania, l’attuale progetto si configura in un modello avanzato di collaborazione internazionale che può fungere da “apripista comunitario” nella gestione dei flussi, rafforzando la posizione italiana in sede europea.

I centri di Gjader e Shenjin, da un protocollo bilaterale ratificato dall’Italia e dall’Albania nel 2024 per creare strutture dove svolgere procedure di frontiera e rimpatrio controllate dalle autorità italiane sul suolo albanese. Con aree ospitanti che sono equiparate a zone di frontiera o di transito, con competenze giurisdizionali italiane, per ospitare persone intercettate fuori dal territorio Ue e potenzialmente soggette a procedure di rimpatrio o di asilo accelerate.

Tuttavia, l’implementazione pratica di questo modello ha incontrato ostacoli giudiziari e legali. In più occasioni i tribunali italiani hanno rifiutato di convalidare il trattenimento di migranti nei centri albanesi, sollevando dubbi sulla compatibilità con gli standard europei e con la normativa sull’asilo. Alcune questioni sono arrivate alla Corte di giustizia dell’Ue. Proprio questa instabilità normativa aveva finora rallentato l’utilizzo pieno delle strutture.

Il Patto per una svolta

In questo scenario, l’attesa del Patto dell’Unione europea sulla Migrazione e l’Asilo, un insieme di norme che riformano il quadro europeo per la gestione dei flussi e delle procedure di asilo, adottato formalmente dal Parlamento europeo il 10 aprile 2024 e dal Consiglio dell’Ue il 14 maggio 2024.

Con il Patto atteso per giugno, un approccio più coordinato e uniforme in tutta l’Unione, con regole su screening alle frontiere esterne, procedure di asilo più rapide ed efficaci, solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri e meccanismi di risposta strutturati per gestire crisi migratorie. Fondamentale è anche l’istituzione di una banca dati integrata (Eurodac) e norme condivise sui Paesi terzi considerati
“sicuri”, elementi che dovrebbero facilitare i rimpatri e ridurre le pratiche dilatate. In questo quadro, la visita della delegazione di Forza Italia non routine parlamentare, ma un segnale politico per mostrare come Roma intende interpretare questo Patto.


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