Otto lattine al giorno: la normalità che uccide
Quando l’energia diventa veleno: il caso clinico che smaschera l’abuso legalizzato della caffeina.
Un uomo di cinquant’anni, sano, sportivo, senza particolari patologie. La sua unica “abitudine” quotidiana: otto lattine di bevande energetiche. Non birra, non superalcolici, non droghe. Bevande vendute al supermercato, reclamizzate come alleate della concentrazione e della performance. Bevande che promettono energia, ma che hanno portato un ictus.
Il talamo, la centralina del cervello che regola movimento e percezioni, è stato colpito. Il risultato: debolezza, intorpidimento, difficoltà a camminare, parlare, deglutire. Una vita spezzata non da un vizio clandestino, ma da un prodotto legale, colorato, sponsorizzato, popolare tra i giovani.
Al momento del ricovero, la pressione sanguigna era di 254/150 mm Hg: un valore che grida emergenza. La terapia farmacologica ha ridotto i numeri, ma non la causa. Solo quando i medici hanno scoperto l’abitudine – otto lattine al giorno, 1.200-1.300 mg di caffeina contro i 400 raccomandati – la verità è emersa. Interrotta la dipendenza, la pressione è tornata normale. Ma il corpo non dimentica: la sensibilità al lato sinistro non è mai tornata.
La beffa della “normalità”
Il caso, pubblicato su BMJ Case Reports, non è un incidente isolato: è il simbolo di un vuoto normativo. Bevande vendute come caramelle, pubblicità che strizzano l’occhio ai ragazzi, nessun limite reale di consumo. Eppure, otto lattine al giorno non sono un record da Guinness: sono la routine di chi cerca energia in lattina, senza sapere che sta giocando alla roulette russa con il proprio sistema nervoso.
La domanda che resta
Quanti altri devono finire in ospedale prima che qualcuno decida di trattare queste bevande per quello che sono: prodotti ad alto rischio, capaci di alterare la pressione sanguigna e di scatenare eventi cerebrovascolari devastanti?
La medicina lancia l’allarme. La politica, come spesso accade, resta in silenzio. Intanto, sugli scaffali, le lattine continuano a brillare, promettendo energia. Energia che può trasformarsi in paralisi.
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