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Biennale Danza, un festival alla ricerca di un tempo molteplice

Wayne McGregor: la danza come percezione relazionale

di Askanews -


Venezia, 23 lug. (askanews) – “Time Does Not Exist”, Il tempo non esiste, si intitola così la 20esima edizione della Biennale Danza di Venezia, un appuntamento che torna ogni anno per raccontare la scena contemporanea. E per questo 2026 il direttore artistico Wayne McGregor ha scelto un titolo solo apparentemente paradossale, in realtà ancorato alle leggi della fisica che non prevedono il tempo come grandezza fissa fondamentale, poiché varia, esattamente come cambia durante le esperienze d’arte.

“Mi piace l’idea di un festival che non si basi sulla concretezza o su una scansione temporale rigida – ha spiegato McGregor ad askanews -. Apprezzo la possibilità di un tempo molteplice, capace di scorrere simultaneamente, proprio come accade nella nostra esperienza della vita. Sappiamo tutti cosa si prova durante certi spettacoli di danza o di teatro in cui il tempo sembra svanire, evaporare; così come conosciamo quelle rappresentazioni in cui il tempo pare non finire mai. È proprio questo l’aspetto affascinante di come il tempo si colloca nel nostro corpo: non è qualcosa di tangibile come un fiume, bensì una sensazione vissuta, una percezione relazionale. Ed è proprio questo il fondamento del festival”.

L’idea è che gli artisti invitati siano “viaggiatori nel tempo della danza” e che possano portare ciascuno una realtà, tra le molteplici possibili, narrazioni che intrecciano presente, futuro e passato, in un discorso che si fa, di nuovo, circolare e non lineare, per affrontare però le istanze realmente contemporanee: identità, cultura, ecologia e, di conseguenza, la condizione umana. In questo caso attraverso dei corpi che danzano dentro e fuori dal tempo.


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