L’apertura di Andy Burnham a un possibile ritorno del Regno Unito nell’Unione europea arriva nel momento politicamente meno favorevole per Bruxelles. “Vorrei vedere la Gran Bretagna rientrare nell’Ue nel corso della mia vita”, ha dichiarato il premier laburista alla BBC, rilanciando un tema che sembrava archiviato. Ma il contesto è quello di un’Europa attraversata da fratture interne, incapace di esprimere una linea comune sui principali dossier internazionali e sempre più marginale nei teatri di crisi. È in questa fase di evidente irrilevanza geopolitica che Burnham sceglie di evocare un riavvicinamento, pur precisando che la piena adesione non è l’obiettivo immediato.
La linea del premier laburista
Il premier ha sostenuto che la “Brexit ha causato più danni che benefici” e invitato a valutare tutte le opzioni sul tavolo, come l’unione doganale, il mercato unico e la piena riadesione. Il successore di Starmer ha annunciato che presenterà un ventaglio di proposte al vertice Ue-Regno Unito di novembre, convinto che un nuovo rapporto con Bruxelles sia “politicamente popolare”. Una lettura che ha trovato sponde nel Parlamento europeo, distintosi spesso come mero organo di ratifica delle decisioni assunte dalla Commissione europea. L’irlandese Luke Ming Flanagan ha parlato di “vittoria politica”, rilevando che l’invasione russa dell’Ucraina ha archiviato l’ostilità post-Brexit e che l’Ue è pronta a discutere commercio, mobilità e mercato unico.
La procedura è cristallizzata
Anche David McAllister del Ppe, presidente della Commissione Affari esteri dell’Eurocamera che siede anche nella Delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con il Regno Unito e detiene un passaporto britannico oltre a quello tedesco, ha definito l’apertura “un segnale positivo”, pur ricordando che una riadesione seguirebbe l’iter dell’Articolo 49, come per gli altri, e che, per ora, la priorità resta l’attuazione dell’accordo di cooperazione del 2020.
I conti senza l’oste Farage
Mentre Burnham guarda a Bruxelles, sembra ignorare il fronte interno. Nigel Farage e l’elettorato di Reform UK restano nettamente contrari a qualsiasi ipotesi di ritorno nell’Unione. Per il leader euroscettico, “l’Unione europea è un progetto fallito, guidato da burocrati che nessuno ha eletto”. Parole che intercettano un sentimento ancora radicato in vaste aree del Paese, soprattutto tra gli elettori che hanno garantito a Reform UK una base solida.
Burnham punta a ricollocare Londra come attore in un’Europa politicamente indebolita. Ma rischia di aprire una frattura più insidiosa delle divisioni di Bruxelles, perché dovrà misurarsi con un Paese che non ha ancora chiuso la stagione della Brexit.