Caso Begona Gomez: rinvio a giudizio e ritiro passaporto
Clamorosa la misura accessoria per la moglie del premier
Continua, con il caso Begona Gomez, la tempesta politica e giudiziaria in Spagna.
Il rinvio a giudizio
Begona Gomez, moglie del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, è stata ufficialmente rinviata a giudizio. Il giudice istruttore di Madrid, Juan Carlos Peinado, ha non solo disposto il processo, ma ha anche imposto pesanti misure cautelari a causa del “rischio di fuga”. Vigono il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l’obbligo di firma bisettimanale in tribunale.
L’inchiesta, nata nel 2024 da denunce presentate da associazioni legate all’estrema destra (tra cui il sindacato Manos Limpias e il partito Vox), getta lunghe ombre sul governo socialista, benché il premier Sánchez si dichiari totalmente estraneo e parli di un attacco politico mirato.
Le accuse: i 4 reati contestati a Begona Gomez
Il fulcro dell’indagine ruota attorno alle attività professionali della first lady spagnola, accusata di aver sfruttato la propria posizione istituzionale alla Moncloa (la sede del governo) per favorire interessi privati.
I capi d’imputazione formali sono quattro. Traffico di influenze: l’accusa sostiene che Gómez abbia fatto valere il proprio status per ottenere “interlocuzioni istituzionali eccezionali”.
Corruzione negli affari (settore privato): sospetti sulla raccolta di fondi privati legati alla sua attività.
Malversazione di fondi pubblici: legato alla distrazione di risorse statali. Appropriazione indebita: nello specifico, la registrazione a proprio nome di un software per imprese sviluppato in ambito accademico.
La bufera
Al centro della bufera, la gestione di una cattedra e di un master presso l’Università Complutense di Madrid. Secondo il giudice, l’ascesa accademica e i finanziamenti privati ottenuti da Gomez sarebbero strettamente collegati alla nomina del marito a presidente del governo nel 2018.
I coindagati e le reazioni politiche
Il provvedimento del giudice Peinado non colpisce solo la moglie di Sanchez. Rinviati a giudizio, con le medesime misure cautelari, anche la sua assistente personale alla Moncloa, Cristina Álvarez (accusata di aver svolto mansioni private con fondi pubblici), e l’imprenditore Juan Carlos Barrabés, partner nei progetti accademici della Gómez.
La dura reazione del Partito Socialista Operaio Spagnolo
I vertici del partito hanno definito le misure cautelari “eccessive, sproporzionate e deliranti”, parlando apertamente di un processo politico e mediatico privo di reali fondamenta giuridiche. La difesa della Gomez, guidata dall’ex ministro Antonio Camacho, ha aspramente criticato la parzialità del giudice, definendo l’intera istruttoria “un incubo giuridico”.
L’opposizione di centro-destra, sul caso Begona Gomez, chiede a gran voce la trasparenza (se non le dimissioni) del premier.
Pedro Sanchez ribadisce la totale innocenza della moglie, denunciando una campagna di fango orchestrata per rovesciare il suo esecutivo.
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