Caso Roggero: giustizia o condanna a morire in carcere?
Il caso di Mario Roggero non è soltanto una vicenda giudiziaria. È il punto d’incontro di tre grandi questioni politiche: il diritto dei cittadini alla sicurezza, i limiti della legittima difesa e lo stato delle nostre carceri. La condanna definitiva a 14 anni per il gioielliere che uccise due rapinatori in fuga ha riacceso il dibattito, con Matteo Salvini che ha invocato la grazia e col ministro Nordio che ha prontamente accolto la richiesta avviando tempestivamente la relativa istruttoria. Polemiche a parte – leggi i soliti 5 stelle che straparlano di far west – la domanda è legittima: quale funzione deve avere oggi la pena? Punire a ogni costo o tenere conto anche della storia personale, dell’età e delle circostanze?
A 72 anni, per Roggero è un ergastolo di fatto
Roggero ha 72 anni. Tradotto: una condanna di questa entità rischia di trasformarsi, nei fatti, in un ergastolo. Non è una considerazione emotiva, ma un dato di realtà. E lo è ancora di più se si guarda alle condizioni delle carceri italiane, segnate da sovraffollamento, carenza di personale, strutture fatiscenti e un numero crescente di suicidi. Una situazione denunciata da anni e, recentemente, anche da Gianni Alemanno che ha raccontato dall’interno una realtà spesso lontana dai principi di umanità sanciti dalla Costituzione.
Una giustizia che sa distinguere è più forte
Attenzione, però: chiedere una riflessione sulla pena non significa mettere in discussione che chi sbaglia debba pagare ma la politica ha il dovere di interrogarsi se la risposta dello Stato sia davvero proporzionata e utile all’interesse collettivo. La grazia non cancella una condanna e non riscrive i fatti, è uno strumento eccezionale previsto proprio per quei casi in cui l’applicazione della pena rischia di perdere la propria finalità e trasformarsi in una punizione senza prospettiva. Lo Stato deve essere inflessibile con il crimine, ma non può rinunciare alla propria umanità. Perché una giustizia che sa solo punire è forte. Una giustizia che sa distinguere è ancora più forte.
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