Come sarebbe la mappa virtuale del mondo se l’Ia fosse sempre esistita?
Se l’IA fosse sempre esistita, la mappa del mondo non sarebbe stata disegnata solo con eserciti, trattati e cannoni. Ma anche con immagini generate, mappe ritoccate e bandiere piazzate con un clic. Altro che conquiste. Molte ambizioni imperiali si sarebbero fermate alla grafica. È difficile non pensarci dopo l’uscita di Donald Trump, che ha diffuso un’immagine realizzata con l’IA in cui la bandiera degli Stati Uniti sventola sulla Groenlandia. Un gesto simbolico, certo, ma anche rivelatore. Se bastasse una figura ben renderizzata per conquistare il mondo, la mappa geopolitica sarebbe stata da tempo un collage surrealista. Prendiamo l’antica Roma. Gli imperatori più eccentrici, da Caligola in giù, prima ancora di perso tempo a mandare legioni ai confini dell’Impero avrebbero semplicemente commissionato all’IA una splendida mappa con l’aquila romana piantata ovunque. “Britannia? Inserita. Dacia? Colorata di rosso imperiale. Germania? Segnata come provincia in arrivo”.
Da Napoleone a Hitler ne avremmo viste delle belle
L’Impero Romano avrebbe potuto dichiararsi universale senza mai attraversare il Reno, lasciando ai posteri l’illusione di un dominio totale. Ovviamente su pergamena digitale. Avanzando nel tempo, Napoleone Bonaparte sarebbe stato il cliente ideale di un generatore di mappe. Invece di marciare verso Mosca, avrebbe potuto pubblicare un’elegante visualizzazione della Russia interamente colorata di blu francese. Con didascalia si intende! “Visione strategica 1812”. Nessuna neve, nessuna ritirata, solo confini perfetti e una gloria impeccabile, almeno in formato PNG. Il Novecento, con i suoi deliri di onnipotenza, avrebbe offerto terreno fertilissimo. Adolf Hitler, davanti a una mappa generata dall’IA, avrebbe potuto piantare bandiere virtuali ovunque, anticipando conquiste mai realizzate o mascherando sconfitte imminenti. Da Nord a Sud dei propri confini reali. Ogni nuova immagine sarebbe stata una promessa di dominio, una realtà alternativa in cui l’espansione non incontra limiti, se non quelli della risoluzione grafica.
La mappa del mondo con l’IA: un affollamento di bandiere
Re, zar, cancellieri e dittatori avrebbero probabilmente preferito l’illusione digitale alla complessità del mondo reale. In pieno stile Donald Trump. La bandiera sulla mappa sarebbe diventata un atto performativo: non una conquista, ma una dichiarazione di desiderio. Un modo per dire “questo mi appartiene” senza il fastidio della storia, dei popoli e delle conseguenze. In fondo, l’immagine di Trump in Groenlandia sembra rappresentare proprio questo passato immaginario. Non è un progetto politico, ma un gesto simbolico, quasi infantile: la bandierina piantata sulla cartina. Se l’intelligenza artificiale fosse sempre esistita, forse la storia sarebbe stata meno cruenta. Ma certamente sarebbe stata molto più affollata di mappe finte e imperi immaginari.
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