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Economia

Condizioni di vita e reddito delle famiglie, Italia in crisi ma nel 2025 segnali di miglioramento

di Marco Montini -


Diciamolo chiaramente: allo stato attuale l’Italia non è proprio un “paese per ricchi”. Tante le famiglie in difficolta, tante le persone in condizione difficili, tanti i lavoratori precari e tanti individui che non riescono ad arrivare a mese.

Il tutto condito da un contesto che certamente non aiuta, tra aumento dei prezzi, potere d’acquisto precario e stipendi bassi. Eppure qualche notizia positiva c’è ed è l’Istat a certificarlo: nel 2025 i dati sulle condizioni di vita in Italia mostrano segnali di miglioramento rispetto all’anno precedente.

La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030) nel 2025 scende al 22,6% (era 23,1% nel 2024), per un totale di circa 13 milioni e 265mila persone. Si tratta di individui che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale o a bassa intensità di lavoro.

Nel specifico, sono considerati a rischio di povertà le persone che vivono in famiglie il cui reddito netto equivalente dell’anno precedente quello d’indagine Istat è inferiore al 60% del reddito mediano. Nel 2024 risulta a rischio di povertà, vive cioè in una famiglia con un reddito netto equivalente inferiore a 13.237 euro, il 18,6% delle persone residenti, circa 10 milioni 908mila individui, evidenziando una sostanziale stabilità rispetto al 2023.

In leggero aumento (5,2% dal 4,6% del 2024) la quota di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, cioè di coloro che presentano almeno 7 segnali di deprivazione dei 13 individuati dal nuovo indicatore Europa 2030; si tratta di segnali relativi alla presenza di difficoltà economiche tali da non poter affrontare, ad esempio, spese impreviste, il pagamento dell’affitto, un pasto adeguato, piuttosto che una settimana di ferie all’anno o regolari attività di svago fuori casa.

Nel 2025, sottolinea ancora l’Istat, si trovano in tale condizione più di 3 milioni di individui. Si riduce invece a 8,2% (dal 9,2% del 2024), la percentuale di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè nuclei i cui componenti tra i 18 e i 64 anni nel corso dell’anno precedente hanno mediamente lavorato meno di un quinto del tempo in cui avrebbero potuto farlo.

In termini assoluti, questa condizione coinvolge circa 3 milioni e 873mila persone. Si badi bene: la diminuzione della bassa intensità lavorativa si lega alla crescita dell’occupazione osservata nel corso dell’anno ed è particolarmente marcata nel Nord-est del Paese e nel Centro, tra le persone sole con meno di 65 anni, le coppie con figli e i monogenitori che, pur presentando livelli più che doppi rispetto alla media nazionale, scendono al 18,2% dal 19,5% del 2024.

Quali sono stati invece, numeri alla mano, i redditi dei nuclei familiari del BelPaese? Nel 2024, si stima che le famiglie abbiano percepito un reddito netto pari in media a 39.501 euro, circa 3.290 euro al mese.

La crescita dei redditi familiari in termini nominali (+5,3% rispetto al 2023) è stata decisamente più sostenuta dell’inflazione osservata nel corso del 2023 (+1,1% la variazione media annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo, IPCA), determinando un aumento dei redditi delle famiglie in termini reali (+4,1%), dopo due anni consecutivi di contrazione. 

La crescita dei redditi in termini reali è stata particolarmente intensa nel Nord-est (+5,2%), ma anche nel Centro e Meridione (+4,5% entrambi), mentre è stata più debole nel Nord-ovest (+2,7%). Nonostante il recupero dell’ultimo anno, i redditi familiari in termini reali sono ancora inferiori, in media, del 4,9% rispetto al 2007, ossia al periodo precedente la crisi finanziaria globale.

La contrazione risulta più marcata nel Centro (-9,3% rispetto al 2007) e nel Sud ( -6,9%) e solo relativamente più contenuta nel Nord-est (-2,5%) e nel Nord-ovest (-1,8%).

Inoltre, specifica l’Istat, la flessione dei redditi è stata intensa per le famiglie la cui fonte di reddito principale è il lavoro autonomo (-13,4%) o dipendente (-6,3%), mentre per le famiglie il cui reddito è costituito principalmente da pensioni e trasferimenti pubblici si registra un incremento pari al 6,6%. Poiché la distribuzione dei redditi è asimmetrica, la maggioranza delle famiglie ha percepito un reddito inferiore all’importo medio: il valore mediano, ovvero il livello di reddito al di sotto del quale si colloca il 50% delle famiglie residenti, è pari a 31.704 euro (2.642 euro al mese), valore in crescita del 5,5% in termini nominali rispetto al 2023. 

Le famiglie del Nord-est mostrano il reddito mediano più elevato (37.086 euro), seguite da quelle del Nord-ovest (il livello mediano è inferiore del 6% a quello del Nord-est), del Centro (-11%) e del Mezzogiorno (-29%). Confermando un divario economico e territoriale decisamente marcato.


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