Forze speciali in azione, conflitto a fuoco e aerei fatti esplodere. Così è stato salvato il pilota disperso
Una missione ad altissimo rischio, durata 48 ore e condotta nel cuore dell’Iran, ha consentito che il co-pilota del caccia Usa abbattuto fosse salvato. Un intervento complesso, definito da fonti militari statunitensi come una vera e propria corsa contro il tempo. L’operazione ha visto coinvolti centinaia di uomini delle forze speciali, supportati da mezzi aerei e tecnologie avanzate. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’operazione di recupero si è svolta in un contesto estremamente delicato. E ci sarebbe stato anche un confronto diretto tra forze americane e iraniane. Nonostante la tensione, il Pentagono ha confermato che non ci sono state perdite tra i commando statunitensi. Gli uomini delle forze speciali sarebbero tutti rientrati sani e salvi al termine della missione.
Le ore antecedenti l’esfiltrazione
Il pilota, abbattuto mentre era a bordo di un caccia F-15E, è riuscito a sopravvivere nascondendosi in una zona ostile. Era armato soltanto di una pistola e dotato di strumenti di emergenza fondamentali. Il suo equipaggiamento prevedeva un radiofaro di segnalazione e un sistema di comunicazione protetto. Proprio grazie a questi dispositivi è riuscito a mantenere i contatti con le unità di soccorso, facilitando il coordinamento dell’operazione. Per localizzarlo e metterlo in salvo, gli Stati Uniti hanno dispiegato un imponente apparato militare. Decine di aerei da combattimento, elicotteri, unità speciali e risorse nei settori cyber, spaziale e di intelligence. Durante le operazioni, velivoli d’attacco hanno colpito convogli iraniani per impedire che si avvicinassero all’area in cui si trovava il pilota. E’ stato così possibile mantenere una zona di sicurezza attorno al disperso. La fase più critica si è verificata quando le forze americane si sono avvicinate al punto di recupero.
L’estrazione del pilota Usa salvato e il trasferimento in Kuwait
Secondo fonti vicine al dossier, si è verificato uno scontro a fuoco, segno della tensione estrema sul terreno. Il finale dell’operazione ha riservato ulteriori colpi di scena. Due aerei da trasporto, destinati all’evacuazione delle truppe, sono rimasti bloccati in una zona remota del territorio iraniano. Per evitare che cadessero in mano nemica, i velivoli sono stati distrutti sul posto. A questo punto si è reso necessario l’invio di altri tre aerei per garantire l’estrazione in sicurezza del personale. Il pilota ferito è stato infine trasferito in Kuwait, dove ha ricevuto le prime cure mediche. Le sue condizioni sono state definite stabili. Un dettaglio significativo riguarda l’area dell’abbattimento. Secondo le ricostruzioni, si tratta di una regione dell’Iran caratterizzata da una forte opposizione al governo centrale. Questo elemento lascia aperta l’ipotesi che il militare americano possa aver ricevuto supporto dalla popolazione locale durante le ore più critiche.
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