Il cappio dei dazi si stringe attorno al collo di Cuba
Trump minaccia tariffe a chi venderà petrolio a L'Avana. La Cina: "Atti disumani"
Il cappio dei dazi (agli altri) si stringe attorno al collo del regime di Cuba. Donald Trump ha firmato il (solito) ordine esecutivo che imporrà tariffe salatissime a chiunque, nel mondo, si permetta di rifornire l’Isola di petrolio. Una risposta pronta alla mano tesa dal Messico a L’Avana. La posizione di Trump è nettissima, il linguaggio è quello della sfida che entra nel vivo: “Gli Stati Uniti- recita il documento firmato da Trump – hanno tolleranza zero per i saccheggi perpetrati dal regime cubano. Gli Stati Uniti agiranno per proteggere la loro politica estera, la sicurezza nazionale e gli interessi nazionali, anche portando regime cubano alle sue responsabilità per le sue azioni malvagie, restando impegnati a sostegno delle aspirazioni dei cubani per una società libera e democratica”.
Cuba, il cappio dei dazi e il destino del Venezuela
Simul stabunt, Cuba e Venezuela, simul cadent. Almeno, questo, è l’obiettivo di Donald Trump che ha bisogno di sbandierare, fin da subito, un nuovo successo agli elettori per riscaldare gli animi in vista delle elezioni di midterm. Il tempo è poco, per Cuba. Perché, a quanto si apprende, le scorte di petrolio sarebbero utili solo a coprire il fabbisogno dei prossimi venti giorni. Se tutto andrà bene. Ma un aiuto, nemmeno troppo insperato, potrebbe arrivare da Pechino. Il ministero degli Esteri ha già bollato la decisione di Trump come “atto disumano”.
In tralice lo scontro con la Cina
Il Dragone sa di essere nei pensieri del tycoon. E sa bene di non potersi permettere, nell’area, un’altra “sconfitta” come quella incassata su Maduro. Il presidente Usa va avanti e continua a pressare. Una volta sistemata L’Avana, Trump potrà pensare pure gli alleati che se ne vanno in Cina a chiudere accordi commerciali. Come ha fatto il Canada di Mark Carney nelle scorse settimane e il Regno Unito nei giorni scorsi. Londra e Ottawa sono avvisate: “È molto pericoloso per loro farlo, e penso che sia ancora più pericoloso per il Canada entrare in affari con la Cina. Il Canada non sta andando bene, sta andando molto male, e non si può guardare alla Cina come alla risposta”, ha detto il tycoon ai giornalisti. Starmer s’è rizelato e dal Regno Unito hanno riferito che Washington era al corrente, da tempo, del viaggio del premier in Asia. Da Pechino, intanto, non s’è fatta attendere la replica: la Cina intende rafforzare la cooperazione internazionale, anche con Canada e Uk.
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