Cosa c'è (e cosa manca) nel provvedimento del governo. I dubbi di agricoltori e consumatori
Circola da giorni la bozza del decreto bollette. E, insieme ai dodici articoli del provvedimento, girano (e montano) le polemiche. Già, perché il tema energia è serissimo e la lettura del decreto sta già dividendo consumatori, aziende e sigle di categoria. Sia in Italia che in Europa. Se è vero, come lo è, che Giorgia Meloni prima del Consiglio europeo informale di giovedì ha puntato il dito sui costi della bolletta affermando che vanno rimodulati (e forse azzerati) i costi Ets e le normative green che imporrebbero strozzature e aumenti del prezzo della materia prima per eccellenza. E che Ursula von der Leyen, ieri, le ha risposto sibilando che gli Ets rappresentano solo una concausa minore dei rincari dell’energia. Specialmente in quei Paesi (come l’Italia?) dove sono le tasse a gravare di più sui costi finali e a far lievitare il conto in bolletta.
Che c’è nel decreto bollette
Il governo, impegnato nella battaglia contro il green a favore della competitività (e che si annuncia, al solito, lunga e perigliosa), ha pensato a istituire un fondo da 315 milioni di euro. Nel decreto bollette, al primo punto (almeno nella polemica che è seguita alla pubblicazione della bozza del provvedimento di legge), c’è l’idea di conferire un bonus da novanta euro alle famiglie. Non a tutte ma solo a quelle già titolari di bonus sociale. Tuttavia viene estesa, a chi non rientra in questi bonus ma ha un Isee non superiore ai 25mila euro, la possibilità di ottenere uno sconto pari al costo per l’acquisto dell’energia. Bene, ma non benissimo. Innanzitutto perché, per una volta ancora, resta fuori la classe media. O quello che ne rimane. E, in seconda battuta, perché non sembra trattarsi di un provvedimento capace di risolvere il problema in maniera strutturale. Il nodo degli oneri di sistema, tanto per dirne una, resta. E, forse, Ursula ha ragione a dire che bisogna intervenire su costi fissi e tasse per dare una sterzata, che sia fattuale, sulle bollette. E che, soprattutto, dia un effettivo beneficio a tutti e non solo alla parte più fragile della popolazione.
Le altre iniziative
All’interno del decreto, poi, c’è la promozione della contrattazione di lungo termine (almeno tre anni) della produzione rinnovabile delle imprese, per la riduzione del costo dei prelievi di gas per produzione elettrica, per la semplificazione delle autorizzazioni per le interconnessioni elettriche e per i data center. Non manca, quindi, il taglio dei costi di trasporto e distribuzione del gas per le imprese energivore da finanziare con la vendita del gas acquistato dal Gse per il servizio di riempimento di ultima istanza degli stoccaggi. E, infine, sono previste – nei dodici articoli del decreto bollette – anche misure per avvicinare il prezzo all’ingrosso del gas a quello scambiato sul mercato europeo Ttf.
I dubbi degli agricoltori
Le reazioni, chiaramente, non si sono fatte attendere. Confagricoltura ha chiesto di evitare i tagli al biogas. “La progressiva riduzione del 20% annuo fino all’eliminazione dei prezzi minimi garantiti (pmg) per l’energia elettrica prodotta dagli impianti a biogas e a biomassa. Di origine agricola rischia di mettere in ginocchio il settore”, ha affermato Enrico Allasia, presidente regionale per il Piemonte della confederazione. “Negli anni, intorno a questi investimenti si sono strutturate filiere sostenibili in grado di generare economia circolare e di dare un contributo concreto alla decarbonizzazione. Chiediamo, pertanto, che la norma venga rivista senza però generare impianti di serie A e altri di serie B. Tutti quelli di potenza fino a 999 KW devono essere tutelati, compresi quelli nati seguendo il modello dell’aggregazione tra imprese”.
Il giudizio del Codacons
Sul fronte degli utenti e delle famiglie s’è alzata la voce del Codacons. Che giudica insufficienti le misure contenute nel decreto bollette: “Il bonus energia, stavolta da 90 euro e solo per il 2026, è un palliativo già visto e aiuterà solo le famiglie con Isee basso (9.796 euro) che già percepiscono il bonus sociale”. E ancora: “Il contributo straordinario che i venditori potranno riconoscere ai propri clienti è su base volontaria e potrà beneficiarne solo per chi ha un Isee inferiore ai 25mila euro. Sempre su base volontaria la possibilità per i titolari di vecchi impianti fotovoltaici di accettare una riduzione degli incentivi alle rinnovabili in cambio di un’estensione del periodo di incentivazione”. Il giudizio dei consumatori è dunque netto: “Misure che presentano incognite, non abbattono l’eccessiva tassazione sulle bollette a carico delle famiglie e non sembrano poter determinare una soluzione strutturale al fenomeno del caro-energia in Italia”.