Una giuria di bigotti processa Stasi dinanzi al tribunale della moralità
La nuova indagine sul delitto di Garlasco non è ancora chiusa eppure ha già portato a un nuovo processo. Non penale o civile, ma quello più odioso di tutti: un processo morale, cavalcato mediaticamente, nei confronti dell’unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, Alberto Stasi. La circostanza ha francamente dell’assurdo. La nuova indagine, infatti, come è evidente, muove le mosse dall’eventualità che il colpevole non sia Stasi. Altrimenti non avrebbe alcun senso. Fosse solo che l’allora fidanzato di Chiara è già in carcere, ha scontato ormai gran parte della pena e non può essere riprocessato per quell’omicidio del quale è già stato riconosciuto come autore. Certo, tra forzature, errori investigativi, sentenze a tratti tirate per i capelli. Sta di fatto che non può esserci un altro processo contro di lui per l’assassinio di Chiara Poggi. Il massimo che può accadere in ambito giudiziario è, anzi, che la sua condanna sia oggetto di revisione. È ovvio che ciò accadrebbe automaticamente qualora si individuasse un altro colpevole.
Il processo morale del tribunale dei bigotti
E qui entrano in gioco da un lato la nuova indagine sul delitto di Garlasco che vede indagato Andrea Sempio, l’amico di Marco Poggi, e dall’altro il processo morale condotto nei salotti tv contro Stasi da una giuria di bigotti e perbenisti. Quello di Garlasco è un caso che divide addetti ai lavori e opinione pubblica da 18 anni. La sua riapertura ha fatto letteralmente deflagrare queste posizioni differenti e l’ipotesi di una revisione fa sobbalzare più di qualcuno. Vuoi perché fermamente convinto della colpevolezza di Stasi, vuoi perché parte in causa all’epoca del processo a suo carico, vuoi per convenienza, vuoi perché ammettere di aver sostenuto tesi sbagliate per anni e anni non è da tutti. Per difendere le proprie idee si prova dunque a delegittimare l’ex fidanzato della vittima sottoponendolo a un processo morale circa le sue abitudini sessuali. E attenzione, non parliamo di pratiche sessuali, ma di gusti relativi a foto e filmati pornografici presenti sul suo pc.
I contenuti pornografici sul pc di Alberto
Contenuti divisi in differenti cartelle e apostrofati come terribili, inconsueti, angoscianti, sintomatici di devianze e chi più ne ha più ne metta. Pane quotidiano per bigotti e moralisti, sempre pronti a giudicare gli altri, che forniscono musica per le orecchie di quanti vogliono che Stasi sia il colpevole. A tutti i costi, anche se non oltre ogni ragionevole dubbio. Ma cosa c’è nel pc di Stasi da far raccapricciare la pelle? A ben vedere assolutamente nulla. Nonostante ci sia chi sostiene che quei contenuti pornografici possano rappresentare addirittura il movente dell’omicidio di Chiara. Movente che anche la sentenza di condanna non ha individuato. Ma dove non arriva il tribunale penale risolve quello morale. E allora vediamo in cosa consistono questi contenuti ritenuti raccapriccianti. Cartelle e sottocartelle dai titoli eloquenti: vergini, donne incinte, orgie, amatoriali e così via. Sconvolgente vero?
Il delitto di Garlasco passa dalle accuse penali a quelle morali
Nessuno si è mai imbattuto in contenuti simili semplicemente navigando in rete… Chiunque si indignerebbe dinanzi a foto o video del genere. Dopo averli guardati ovviamente. È la sagra del perbenismo e del moralismo di facciata. E se davvero c’è qualcuno che si indigna sinceramente per questi contenuti, dovrebbe fare quattro chiacchiere con gli amici, con i propri figli, nipoti, mariti, compagni. Non che tutti apprezzino il porno, soprattutto quello particolarmente spinto, sia inteso. Ma attenzione a sottoporre Stasi al giudizio di un tribunale morale per qualcosa che attiene strettamente alla sua sfera privata, personale, sessuale e che, soprattutto, non ha alcuna rilevanza sotto il profilo penale. Magari, prima di dare giudizi così netti e tranchant, converrebbe innanzitutto farsi un profondo esame di coscienza. Poi, scandagliare per bene cartelle e cronologie web dei pc presenti in casa propria. Non si sa mai che bigotti e perbenisti abbiano colpevoli di reati contro la moralità ben più vicino di quanto immaginino. O vogliano fa credere.
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