Dietro il fischietto: Rocchi, Marotta e il peso dei miliardi
Il vero interrogativo: una trasparenza limitata su un sistema che incide con margini di discrezionalità significativi
Gianluca Rocchi
Dietro il fischietto, dentro il sistema arbitrale italiano: Rocchi, Marotta e il peso dei miliardi. Il caso dell’arbitraggio di Federico La Penna in Inter-Juventus, solo l’innesco. L’espulsione contestata, le proteste, l’etichetta social “Marotta League” animata dall’abituale circuito un tempo “anti Juve” e ora “anti Inter”. Per andare oltre il tifo, bisogna seguire la catena delle decisioni. Perché nel calcio italiano l’arbitro non è solo un fischietto: è l’ultimo anello di una filiera che muove miliardi.
Leggi anche Il caso Bastoni: la polvere sotto un tappeto di miliardi
Dentro il sistema arbitrale
Le designazioni arbitrali di Serie A non le decide la Lega e non le decidono i club. Formalmente sono competenza dell’Associazione Italiana Arbitri attraverso la Commissione Arbitri Nazionale, guidata dal designatore. Oggi il nome chiave è Gianluca Rocchi.
Rocchi è stato uno degli arbitri di punta italiani. Fischietto internazionale, sul campo in primo piano in Europa League e Champions League. Dal suo ufficio partono ogni settimana le nomine per la Serie A. La procedura ufficiale è tecnica: valutazioni, rotazioni, stato di forma, precedenti con le squadre, carico di partite. Ma il contesto è politico.
Il sistema arbitrale è incardinato dentro la Figc, mentre la Serie A è governata dalla Lega. Gli arbitri non dipendono dai club, ma i club pesano eccome nel clima che si crea attorno alle scelte. Le riunioni tra dirigenti e designatore esistono. Ufficialmente sono momenti di confronto tecnico. Nella sostanza, anche momenti di pressione.
In questo quadro, la figura di Giuseppe Marotta, oggi presidente e amministratore delegato dell’Inter. Marotta non nomina arbitri. Non può. Non ha potere formale sulle designazioni. Ma è uno dei dirigenti più influenti del calcio italiano, da anni protagonista ai vertici prima della Juventus e poi dell’Inter.
Quando un dirigente con quel peso parla pubblicamente di arbitraggi o chiede chiarimenti, il sistema ascolta. Non perché esista una “centrale” occulta, ma perché nel calcio italiano il capitale relazionale conta. La narrazione della “Marotta League” nasce da qui, dalla percezione che l’Inter abbia oggi una forza istituzionale superiore rispetto ad altri club.
È percezione, non prova. Ma la percezione, nel calcio, è potere. Parliamo di numeri. Un arbitro di Serie A percepisce circa 4mila euro lordi a partita. Un Var circa 1.700. Assistenti e quarto uomo hanno compensi inferiori ma comunque significativi. A questi si aggiunge una parte fissa annuale che può arrivare fino a 90mila euro o superarli per i profili più esperti.
Quanto guadagnano i fischietti, chi li valuta
Un arbitro stabilmente impiegato in Serie A può superare i 150mila euro lordi a stagione. Se internazionale, aggiunge compensi Uefa. Non sono cifre da top player, ma nemmeno simboliche. In un sistema che complessivamente muove oltre 3 miliardi di euro l’anno solo in diritti tv, l’arbitraggio è una voce strutturale, non accessoria.
C’è poi il meccanismo delle valutazioni. Ogni partita, “pesata” da un osservatore arbitrale. Ogni decisione pesa su una graduatoria interna. Quelle valutazioni incidono sulle designazioni future e quindi sui compensi e sulla carriera. Qui nasce la pressione vera. Un errore in una partita ad alta esposizione mediatica può costare settimane di stop. Meno partite significa meno gettoni. Meno visibilità significa meno possibilità di entrare nelle liste internazionali.
È un sistema meritocratico? Sulla carta sì. Ma è anche un sistema chiuso, dove le dinamiche interne non sono trasparenti all’esterno. E questo alimenta i sospetti.
La Rimborsopoli giudicata da un procuratore poi arrestato per narcotraffico
Nel 2021 alcuni arbitri sono finiti nella loro “Rimborsopoli”: coinvolti diversi fischietti, tra cui lo stesso La Penna in passato. Non combine o partite truccate, ma gestione amministrativa opaca. Episodi che hanno incrinato la fiducia. Una vicenda “coronata” dal flash su chi indagava. Un procuratore Aia, Rosario d’Onofrio, arrestato per narcotraffico tra Spagna e Italia.
Sull’operato degli arbitri, sui loro cartellini gialli e rossi, anche la possibile opacità del calcioscommesse. Ma l’arbitraggio, finora, mai dimostrato anello sistemico di meccanismi frequentemente all’ombra della criminalità.
Fin qui, solo dibattito. Un’inchiesta vera sul sistema arbitrale dovrebbe entrare nei verbali delle valutazioni, nelle comunicazioni tra designatore e osservatori, nelle dinamiche tra club e istituzioni. Materiale coperto, delicato, politicamente sensibile.
Rocchi e la Marotta League
Ma chi controlla chi controlla? Rocchi risponde alla struttura federale. La federazione dialoga con la Lega. I club incidono sull’elezione dei vertici federali. È un equilibrio di pesi e contrappesi, non un monolite.
Il problema, una trasparenza limitata. Le valutazioni non sono pubbliche. I criteri di rotazione non sono integralmente divulgati. Questo spazio grigio, il terreno fertile per le teorie di sistema.
“Marotta League” è uno slogan. Funziona, nel dibattito, perché semplifica. Ma dietro non ci sono prove di un meccanismo organizzato. Ci sono, invece, n sistema arbitrale economicamente rilevante e una catena decisionale concentrata. Poi, dirigenti con forte peso politico, pressioni mediatiche enormi, valutazioni interne che incidono su stipendi e carriera.
In molti, a chiedersi se esista una regia occulta. Il vero interrogativo, sulla trasparenza di un sistema che incide su un’industria miliardaria e che opera con margini di discrezionalità significativi.
Finché quel margine resterà poco visibile, ogni “Inter-Juventus” continuerà a essere molto più di una partita. E ogni fischio, nel dubbio, verrà letto come il segnale di qualcosa che va oltre il campo.
Torna alle notizie in home