L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Non avere notifiche è diventato il nuovo avere

di Adolfo Spezzaferro -


C’è stato un tempo in cui spegnere il telefono significava spegnere il telefono, null’altro. Oggi è quasi una dichiarazione di status. “Per questo weekend non ci sono”, “In vacanza non guardo le mail”, “A pranzo non rispondo”: affermazioni che raccontano una forma sofisticata (quasi snob) di benessere. Non avere notifiche è diventato il nuovo avere. Ma chi può davvero permettersi la disconnessione totale? Per un dirigente, un professionista autonomo ben pagato o chi ha conquistato una posizione solida, mettere il telefono in modalità aereo può essere una scelta. Per chi lavora con turni, contratti precari, consegne, clienti da non perdere o orari imprevedibili, la reperibilità può essere invece una necessità economica. Non rispondere a una chiamata può significare perdere un turno; ignorare un messaggio può voler dire rinunciare a un incarico. Lo stesso gesto – spegnere lo smartphone – ha dunque un prezzo molto diverso a seconda di chi lo compie.

La disuguaglianza passa anche dall’autonomia sul lavoro. C’è chi può delegare, rimandare, farsi sostituire. E chi, invece, è il punto terminale di una catena di urgenze: il dipendente che deve essere sempre disponibile, il lavoratore autonomo che teme di perdere il cliente, chi lavora nei servizi e deve rispondere soprattutto quando gli altri sono finalmente liberi. La retorica dell’equilibrio lavoro-vita privata rischia così di diventare un lusso da raccontare sui social a chi, proprio per lavorare, sui social deve rimanere connesso.

Anche il tempo libero non è uguale. Una pausa pranzo senza telefonate è più facile quando qualcuno può coprire il lavoro. Un weekend offline è più semplice quando non si hanno figli da organizzare, genitori anziani da assistere o problemi pratici che ricadono su una sola persona. Va da sé che anche la vacanza “digital detox” presuppone la disponibilità economica per permettersi il luogo in cui disintossicarsi. E allora il nuovo status symbol non è soltanto avere tempo libero: è avere il potere di renderlo inviolabile, libero da tutto. Mostrare uno smartphone spento è sfoggio di benessere reale: nessuno può disturbarmi. Poi ci siamo noi giornalisti, che proprio non possiamo, neanche volendo, disconnetterci: non si possono “spegnere” le notizie.

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