Ia, bene le regole ma l’Ue deve costruirsi il futuro
L’intelligenza artificiale è la più grande sfida del nostro tempo. Porta con sé rischi enormi, si sa: può moltiplicare le minacce informatiche, rendere più sofisticati gli attacchi alle infrastrutture, alimentare nuove forme di manipolazione e mettere a rischio i diritti. Ma la stessa tecnologia può diventare una leva straordinaria per la ricerca, la sicurezza, la produttività, la sanità e la competitività delle nostre imprese. È qui che l’Unione europea deve evitare un paradosso: essere all’avanguardia nel definire le regole (in questo è la prima della classe) e in ritardo nell’abbracciare a pieno quella tecnologia che le regole dovrebbero governare.
La regolamentazione, da sola, non produce innovazione (anzi, è un freno). Servono investimenti, infrastrutture, energia, competenze, ricerca e capitali capaci di sostenere imprese europee in grado di competere con i grandi protagonisti globali. Serve sensibilizzare i cittadini sull’importanza cruciale dei data center, che nessuno vuole nel giardino di casa (e che succhiano energia più di tutti). L’autonomia strategica dipende anche dalla capacità di scegliere, sviluppare e controllare tecnologie decisive. L’Ue può diventare un modello di innovazione responsabile. Ma per riuscirci non può limitarsi a scrivere regole, deve costruirsi il futuro.
Torna alle notizie in home